Biden e l’ennesima gaffe: "Ma la mia memoria è ok". Il geriatra: “Solo stress, può fare il presidente"

Il report del procuratore: leader anziano, non ricorda più. Ma lui si difende. Il professor Trabucchi: "Defaillance normali, non sta perdendo lucidità"

Roma, 10 febbraio 2024 – Professor Marco Trabucchi, già presidente della Società italiana di Geriatria, che ne pensa della valutazione del procuratore speciale Robert Hur sulla salute mentale di Biden?

"Mi pare che non sia opportuna perché nell’assolvere Biden controbilancia affermando che è anziano e smemorato: affermazione fatta senza avere le competenze mediche per dirlo, senza una perizia a sostegno. Non mi pare quindi che abbia una rilevanza, anche se verrà usata politicamente dagli avversari di Biden".

Joe Biden, presidente Usa
Joe Biden, presidente Usa

Ciò non toglie che commettere gaffe o fare confusione nei nomi di presidenti o primi ministri (ieri ha definito al-Sisi il presidente del Messico, ndr ) sia successo più volte al presidente americano. C’è da preoccuparsi?

"Lo abbiamo visto tutti, ma a mio giudizio non si tratta di una questione preoccupante".

Come mai?

"Teniamo presente che Biden è sottoposto in questo momento ad una pressione mediatica molto elevata: ricordiamoci che deve affrontare la crisi in Medio Oriente, quella in Ucraina e anche la campagna per la rielezione che lo vede contrapposto ad un partito repubblicano molto aggressivo. E non dimentichiamo la vicenda del figlio. La pressione è fortissima e questo potrebbe essere la causa di qualche momento di defaillance: è ragionevole in un contesto simile avere avuto momenti di stanchezza".

Stanchezza che può portare anche a perdita di lucidità, e persino intaccare la capacità programmatoria, logica e di analisi di Biden?

"Allo stato ovviamente non sappiamo cosa possa accadere verso fine mandato. L’età di per sé non è però un limite alle funzioni cognitive: a 85 anni e oltre si può essere perfettamente lucidi. Comprendo che uno si possa chiedere se le piccole defaillance mostrate da Biden non siano il segno di un problema più grande che è dietro l’angolo. Di una lenta discesa verso una perdita della memoria e della lucidità, magari verso la demenza. Ma non ci sono elementi in tal senso. Non vedo in lui un cambiamento di carattere e atteggiamento, una depressione più o meno mascherata, un ripiegarsi in se stesso per rifuggire dalla realtà, un disorientamento spazio-temporale. Vedo invece, parlando della crisi in Medio Oriente, una posizione coraggiosa nel criticare l’alleato Netanyahu e nel chiedere la soluzione a due Stati e, sull’Ucraina, un mantenere il punto a sostegno di Kiev, mentre nei rapporti con i repubblicani del Congresso Biden mostra flessibilità e capacità di dialogo, di adattamento. Tutti segni positivi delle sue capacità. Biden sta mantenendo la sua struttura mentale, il suo comportamento, il suo stile di vita. Ergo, io propenderei per una condizione di stress che provoca delle ovvie ed evidenti defaillance che non sono una spia dell’arrivo nel prossimo futuro di una situazione di demenza".

Defaillance che possono presentarsi anche nell’attività di governo, qualcosa che incida sulla capacità e la sua profondità di analisi dei problemi?

"A mio giudizio sono solo delle defaillance dovute allo stress in condizioni particolari, come una conferenza stampa, defaillance oltretutto limitate a questioni direi accessorie come confondere un nome. Ripeto: a mio giudizio non sono i prodromi di qualcosa di più importante. Escludo che quanto visto sia frutto di un deficit cognitivo".

Quindi Biden, in relazione alla sua salute mentale, è candidabile?

"A mio avviso sì, e potrebbe essere ancora un presidente che ha le idee chiare sulle scelte da fare per il suo Paese".