Giovedì 18 Aprile 2024

Attentato a Mosca, le reazioni europee: orrore e prudenza nelle cancellerie

Il Consiglio Ue decide i dazi al grano russo

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al Consiglio Ue

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, al Consiglio Ue

Roma, 22 marzo 2024 – Il Consiglio Europeo era finito da qualche ora quando le notizie dell’attacco terroristico a Mosca sono arrivate nelle cancellerie europee. Le prime reazioni sono state improntate all’orrore per la carneficina ma anche alla prudenza. Allo stato, dicono fonti della commissione, non ci sono elementi che fanno ipotizzare un ruolo dell’Ucraina nell’attentato. E lo stesso dice nelle stesse ore la Casa Bianca.

Certo l’attacco fa passare in secondo piano un Consiglio Europeo che è stato come la montagna che ha prodotto il topolino. A parole l’Europa a 27 si erge più che mai a difesa della democrazia e dei diritti umani. Linea ferma contro Mosca e a fianco di Kiev, forte appello alla tregua e allo scambio ostaggi/prigionieri a Gaza con invito ad Israele a non fare l’operazione di terra a Gaza per evitare una catastrofe umanitaria. Ma in concreto, quando si è arrivati alle scelte, e soprattutto quando si è trattato di parlare di soldi, i passi positivi sono il via libera all’adesione della Bosnia ed Erzegovina, qualche passo in avanti sul fronte agricolo con l’ok alla proroga degli aiuti di Stato al settore e un freno al grano russo e bielorusso oltre, sul fronte immigrazione, la riconferma dell’impegno per contrastare efficacemente la tratta e il traffici degli esseri umani. Poco.

Specie sulla difesa la coperta è corta. Il tema sul tavolo è come trovare i fondi per finanziare le ingenti spese per la difesa che tutti gli Stati dovranno sostenere nei prossimi anni nel momento in cui molti non possono indebitarsi più di quanto non siano già e anzi dovranno farlo di meno sotto controllo Ue. E la risposta ancora non c’è. La presidente della Commissione europea von der Leyen vede il bicchiere mezzo pieno e sostiene che "la discussione è all’inizio e non alla fine".

Francia, Polonia e Paesi mediterranei hanno messo sul tavolo l’idea di una nuova operazione di emissione di debito comune, come nella primavera 2020 in piena pandemia. Ma stavolta Germania e Paesi “frugali“ – e sarebbe stato strano il contrario – hanno alzato un muro. Nel comunicato finale i capi di Stato e di governo della Ue invitano "Consiglio e Commissione europea a esplorare tutte le opzioni per mobilitare finanziamenti e riferire entro giugno". Nel frattempo Consiglio e Commissione lavoreranno in tal senso. E a giugno sarà anche più chiaro il modo in cui la Bei potrà estendere le maglie della politica di prestito per finanziare progetti della difesa: 14 Stati sarebbero a favore.

Stesso discorso sull’uso degli interessi sugli asset della banca centrale russa congelati nell’Unione Europea: una montagna di 190 miliardi, che genera 3 miliardi all’anno. L’accordo non è stato trovato e anche qui se ne riparlerà a giugno, con la speranza di dare la prima trance già a luglio. Chissà. Il contenimento della Russia resta una linea difficile da potenziare ulteriormente e dopo l’attentato ci si attende un Cremlino ancora più duro.