Sabato 13 Aprile 2024

Julian Assange, chi è e di cosa è accusato il capo di WikiLeaks

A partire dal 2006, ha pubblicato una serie di documenti segreti di governi e grandi aziende. Gli Stati Uniti chiedono l’estradizione, ma in molti temono un processo farsa

Un manifestante pro-Assange (Ansa)

A demonstrator holds a placard picturing WikiLeaks founder Julian Assange during a protest outside of the Royal Courts of Justice, Britain's High Court, in central London, on February 20, 2024, as the high court hears Julian Assange's lawyer making a final appeal against extradition to the US. The High Court in London began on February 20, 2024 hearing WikiLeaks founder Julian Assange's final UK appeal against extradition to the United States to face trial over publishing secret military and diplomatic files. Washington wants the 52-year-old Australian citizen extradited after he was charged there multiple times between 2018 and 2020 in connection with WikiLeaks' 2010 publication of files relating to the US-led wars in Iraq and Afghanistan. (Photo by Daniel LEAL / AFP)

Londra, 26 marzo 2024 – Saranno settimane d’attesa per Julian Assange, dopo la decisione dell’Alta corte di Londra di attendere le motivazioni e le rassicurazioni di Washington prima di procedere o meno all’estradizione negli Stati Uniti, dove lo potrebbero attendere 175 anni di prigione per 18 casi d’accusa. Nuova udienza, quindi, per il 20 maggio. Si tratta di una vicenda giudiziaria che va avanti da più di dieci anni e che ha visto prendere parte al dibattito giornalisti, intellettuali e politici. Ma di cosa è accusato Assange?

Un manifestante pro-Assange (Ansa)
Un manifestante pro-Assange (Ansa)

Il caso WikiLeaks

Il giornalista australiano è tra i principali promotori di WikiLeaks, portale lanciato nell’ottobre 2006 che raccoglie centinaia di migliaia di documenti secretati di governi e grandi aziende, autentici e riportati alla redazione da una serie di whistleblowers. Tra i più importanti vi sono degli atti trafugati dal Pentagono e dal Dipartimento di Stato – anche grazie all’aiuto della soldatessa Chelsea Manning – che riportano le relazioni diplomatiche tra Washington e i suoi alleati e le violenze commesse dall’esercito americano in Iraq e Afghanistan. Nel 2010, Assange è messo sotto inchiesta negli Stati Uniti ai sensi della Legge sullo spionaggio del 1917.

Le accuse di reati sessuali

A poca distanza dal rilascio dei documenti statunitensi e dall’inizio della conseguente inchiesta, il tribunale di Stoccolma emette un mandato d’arresto internazionale nei confronti di Assange per stupro, molestie e coercizione. Le accuse hanno origine dalle dichiarazioni di due donne, A. e W, che avrebbero avuto rapporti sessuali non protetti e consenzienti con il giornalista, il quale si sarebbe tuttavia in seguito rifiutato di eseguire delle analisi di screening per le malattie sessualmente trasmissibili. Quest’ultimo fatto costituisce reato secondo la legge svedese. Non poche critiche sono state mosse alle autorità svedesi per il modo in cui hanno trattato il caso: la poliziotta che ha raccolto le dichiarazioni di A. aveva scritto dei post particolarmente critici contro Assange, definendolo “pallone gonfiato”, ed era legata da una forte amicizia con l’accusatrice. Non solo: sarebbe stata l’agente stessa a convincere l’amica a denunciare l’ex amante, facendole presente che il rifiuto di indossare il profilattico equivale allo stupro nell’ordinamento svedese. L’altra accusatrice, W., si rifiuta in seguito di firmare le dichiarazioni rilasciate. Il giornalista dichiara che il caso è, a suo avviso, una montatura volta a estradarlo in seguito negli Stati Uniti. Il 7 dicembre 2010 si consegnato spontaneamente alla polizia britannica, per poi essere rilasciato su cauzione dopo pochi giorni. Nel 2011, i giudici britannici si esprimono a favore dell’estradizione in Svezia, ma Assange presenta ricorso. Nel 2019, il caso svedese per stupro viene chiuso.

L’asilo politico dell’Ecuador

Il 19 giugno 2012, Julian Assange richiede asilo politico all’ambasciata ecuadoregna a Londra. In risposta, le autorità britanniche monitorano i cancelli dell’edificio per ben 3 anni, con l’obiettivo di arrestare il giornalista nel caso tentasse di uscire. La protezione di Quito salta nel 2019, dopo che WikiLeaks pubblica dei documenti che provano i casi di corruzione che coinvolgono il presidente del paese, Lenin Moreno. L’annuncio della sospensione dell’asilo politico è improvvisa, permettendo così alla polizia londinese di irrompere nell’ambasciata arrestando il giornalista. Stando a quanto raccontato dall’ex ministro dell’economia greco Yannis Varoufakis, l’azione ‘a tradimento’ avrebbe altresì impedito ad Assange l’utilizzo di un ‘pulsante rosso’ che avrebbe fatto rilasciare una serie di documenti in grado di far crollare il governo ecuadoregno. L’arresto è motivato dalla fuga del capo di WikiLeaks all’ambasciata nel 2012, il che costituisce una violazione delle condizioni della libertà su cauzione concessa dalle autorità britanniche nel dicembre 2010. Dal 2019 è recluso nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, a Londra.

Le accuse statunitensi

Nel 2020, le autorità giudiziarie statunitensi presentano un’accusa formale nei confronti di Assange, che secondo Rai News metterebbe in evidenza gli sforzi del giornalista nel reperire e rilasciare informazioni riservate. Inizialmente un tribunale minore britannica nega l’estradizione, ma la decisione è poi ribaltata dall’Alta corte. Nel 2022, la stessa istituzione vieta ad Assange di appellarsi contro tale sentenza: oggi il giudice si esporrà ‘sul ricorso contro il divieto di fare ricorso’. 

I timori

"Julian è un prigioniero politico e la sua vita è in pericolo: ciò che è successo a Navalny in Russia potrebbe succedere a lui in America”, ha dichiarato Stella Assange, moglie del giornalista dal 2022, a margine dell’udienza tenuta il mese scorso. Tale frase riassume i timori di coloro che non sostengono l’estradizione di Assange, che a loro detta violerebbe la libertà d’informazione e il diritto dell’opinione pubblica di conoscere la realtà. In molti credono poi che un processo negli Stati Uniti si rivelerebbe una ‘farsa’. Varie organizzazioni internazionali si sono schierate a fianco del giornalista: nel 2016, un gruppo di lavoro dell’Onu ha definito quella di Assange un’”ingiusta detenzione”.

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