Venerdì 21 Giugno 2024

“All eyes on Rafah”, cosa significa la frase simbolo delle proteste pro Palestina

L’espressione simbolo delle rivolte dei campus è stata usata anche da tante celebrità ed è apparsa su tanti post sui social

Roma, 28 maggio, 2024 – “All eyes on Rafah”. Queste quattro parole, in questi mesi, sono comparse ovunque. Sono state scritte su striscioni e cartelloni, sono apparse sui muri e sugli account social di tantissime persone. Lo slogan, scandito a voce nei cortei e nelle manifestazioni, è diventato la frase simbolo delle proteste universitarie che, in tutto il mondo, si sono svolte a favore della Palestina. 

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Ma qual è il significato di questa frase? Letteralmente la traduzione italiana è “tutti gli occhi sono su Rafah” ma queste parole servono a lanciare un appello. Indicano la necessità che tutti prestino attenzione a quanto sta accadendo a Gaza, alla tragedia del popolo palestinese. Servono, insomma, a tenere alta l’attenzione, a far sì che nessuno distolga lo sguardo, in particolare sulla recente tragedia di Rafah. “All eyes on Rafah” significa, come scrive un utente su Reddit, “che stiamo guardando, che siamo testimoni di un genocidio. I nostri occhi sono puntati su qualcosa che rimarrà nella storia”.

La situazione di Rafah

Nella cittadina situata al confine fra Egitto e Striscia di Gaza, che Israele considera l’ultima roccaforte di Hamas, si sta consumando un vero e proprio massacro (comunque la si pensi). L’ultimo bombardamento condotto dalle forze aeree israeliane che risale a ieri ha provocato 45 morti. La città ospita numerosi campi profughi e la sua popolazione civile è particolarmente vulnerabile agli attacchi. L'ultimo raid ha aggravato una situazione già critica, con infrastrutture distrutte e una crescente crisi umanitaria. La comunità internazionale, spinta dalle immagini strazianti e dalle testimonianze dirette, ha intensificato gli appelli per un intervento umanitario immediato e per la fine delle ostilità.

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La frase usata dai Vip

L’espressione è diventata virale ed è stata ampiamente usata anche da tante celebrità che hanno deciso di prendere posizione sul conflitto e di sostenere la causa palestinese. Tra questi si segnalano l’attaccante dell’Inter, Marcus Thuram, e il direttore dell’OMS che, in una sua recente visita in Palestina l’ha adoperata per sensibilizzare l'opinione pubblica a non perdere di vista l'escalation di violenze e il massacro di civili a Rafah.