Giovedì 13 Giugno 2024
SIMONE ARMINIO
Destinazione Europa

Destinazione Europa. Cateno De Luca: "La Ue ci incatena, vogliamo più Italia"

Il sindaco di Taormina ha lanciato la lista ’Libertà’ con diciannove partiti. "Autonomisti più della Lega e antisistema come il M5s. Ma uno non vale uno"

Con Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord e animatore della lista di scopo Libertà si chiude Destinazione Europa, un vodcast in dieci puntate con cui QN-Quotidiano Nazionale ha deciso di accompagnare i propri lettori fino alle Europee dell’8 e 9 giugno. Un appuntamento che, lo si è detto fin dalla prima puntata, rappresenta una sfida politica a doppio binario: nazionale ed europea. Lo dimostra l’alto numero di leader di partito che gli italiani troveranno nelle liste di chi si candida per andare a Strasburgo. Elezioni cruciali prima di tutto per i temi: dall’ambiente, all’economia, dalle case agli alimenti, passando per le liberalizzazioni e la concorrenza. Questioni sempre più presenti nelle vostre vite e sempre più intrecciate a temi squisitamente nazionali:

dalla tenuta del governo all’affermazione di un’opposizione coesa, dal premierato al campo largo. Infine ci sono partite come l’autonomia, la riforma del lavoro, della giustizia. Nel corso di queste interviste, Agnese Pini, direttrice di QN-Quotidiano Nazionale, il condirettore Raffaele Marmo e giornalisti della redazione Politica, hanno incontrato Antonio Tajani, Matteo Renzi, Matteo Salvini, Giovanni Donzelli, Carlo Calenda, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Emma Bonino, Stefano Bonaccini e oggi Cateno De Luca. I video rimarranno disponibili sul sito di quotidiano.net e sui canali social di QN, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno.

Roma, 29 maggio 2024 – Cateno De Luca, sindaco di Taormina, leader di Sud chiama Nord e, per le Europee, della lista Libertà, sta girando l’Italia in lungo e in largo con un camper. "Non è una scelta simbolica", chiarisce però. Semplicemente si è beccato una brutta polmonite con annesso ricovero. I medici gli hanno intimato uno stop di un mese, lui ha detto che non se ne parla. Ne è nata una trattativa, racconta, che si è conclusa con alcune vicendevoli concessioni. Nessuno stop alla campagna elettorale. In compenso divieto assoluto di prendere aerei. Dunque: camper.

Cateno De Luca
Cateno De Luca

Cosa non si fa per un 4,2%. È l’obiettivo, ambizioso, che la lista Libertà si è dato per stessa ammissione del suo deus ex machina , il sindaco di Taormina appunto. Far dialogare 19 realtà, giura lui, è più semplice che provare a trattare con Renzi e con Calenda: "Con loro non ha funzionato, con tutti gli altri ci siamo sentiti, accomunati da una volontà comune: vogliamo più Italia e meno Europa". Uno slogan che è "simile a quello della Lega. Ma gli stiamo facendo causa", attacca De Luca, che al Carroccio contende gli autonomisti della prima ora. Forte di una medaglietta che gli ha appuntato tempo fa il senatùr Umberto Bossi: "Cateno, tu sei il più leghista dei leghisti". Sull’autonomia, per dire: "Il mio modello è quello altoatesino, è il vero federalismo, che non ha nulla a che vedere con la riforma Calderoli". E poi "con noi abbiamo rappresentanti del Veneto, sindaci del Nord, gente del popolo e dei territori. Noi non siamo entrati nei salotti romani, e non vogliamo più essere schiavi in Europa". Per De Luca il rapporto tra Italia ed Europa è catastrofico: "Siamo incaprettati" dice senza mezzi termini. "Grazie alla direttiva sulle concessioni vedremo arrivare i grandi gruppi tedeschi a gestire le nostre spiagge, tenute in ordine per decenni da famiglie italiane". Dunque: "L’Europa deve scegliere le poche cose che ha un senso fare, e su tutto il resto deve lasciare mani libere agli stati".

E In Italia? Il giudizio nei confronti del governo Meloni è forse peggiore di quello dato alla gestione europea. "Riforma della giustizia? Il tema della separazione delle carriere è una supercazzola. Ve lo dice uno che ha avuto 15 processi e due arresti e ha la fedina penale pulita. Gli italiani non se ne fanno nulla, così come non si fanno nulla di uscire puliti da un processo ma dopo dieci anni. Il vero unico problema della giustizia è la durata dei processi". E poi c’è il premierato, che trasformerebbe l’attuale oligocrazia in una dittatura, con il premier unico a decidere quando sciogliere le camere e mandare tutti a casa".

A proposito di mandare tutti a casa: Giovanni Toti, il governatore della Liguria finito agli arresti domiciliari "dovrebbe dimettersi, sì, e subito. Io lo feci da sindaco, eppure ero innocente. Nel suo caso è emerso un sistema di potere incompatibile con il ruolo. E allora si deve dimettere, e si badi, il mio è un giudizio politico non giuridico, visto che su quel piano resto garantista. Anche se con me non lo furono". Se sono più leghista che grillino? C’è molto del M5S in me, fuorché una cosa: col cavolo che uno vale uno! Ciascuno ha le proprie peculiarità, e le faremo valere".