Giovedì 20 Giugno 2024
VIVIANA PONCHIA
Elezioni USA

Kamala Harris, il passo indietro di Doug. Congedo per la carriera della moglie

Ha conquistato la nuova vice presidente Usa con la simpatia. E ora per non ostacolarla ha rinunciato a incarico e maxi stipendio da una multinazionale

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Si definisce il suo sous chef. Responsabile di brigata ma gerarchicamente subordinato al cuoco stellato. Ama vederla cucinare. Se Kamala Harris ordina di affettare le zucchine, affetta. Se c’è da fare un passo indietro lo fa. Doug Emhoff, marito del primo vicepresidente donna della storia americana, apre una fase

antropologica nuova. Un second gentleman non c’era mai stato prima. Per giunta ebreo. E mai era stata istituzionalizzata la possibilità che un uomo dalla carriera prestigiosa mollasse tutto per agevolare la moglie.

Sì, forse lo ha fatto Joachim Sauer, il consorte della Merkel, celebre chimico scivolato volontariamente nell’ombra per non intralciare la cancelliera tedesca. Altri non ne sono pervenuti, non a quei livelli, se non in certe serie tv che non finiscono bene. A 56 anni, sempre sorridente, Emhoff è un avvocato specializzato in diritto del mondo dello spettacolo. E lui ha congelato tutto per evitare conflitti di interesse. Quando l’amore della sua vita è stata scelta per il ticket presidenziale da Biden, si è messo in congedo dalla multinazionale DLA Piper. Non si chiuderà in casa a pulire le zucchine ma lavorerà alla Casa Bianca occupandosi di giustizia per i più svantaggiati, aiutare gli altri è il suo modo di stare al mondo.

Il vicepresidente degli Stati Uniti dice di amarlo per questo. E perché sa come farla ridere. Sembra simpaticissimo, è fanatico del Fantafootball americano. Sta una fila indietro ma non nell’ombra. Vicino alla foto su Twitter si descrive così: "Maritino di Kamala Harris, aspirante golfista, difensore della giustizia e dell’uguaglianza".

Nato a Brooklyn nell’ottobre del 1964 a una settimana di distanza dalla futura seconda moglie, si è laureato in Legge alla University of Southern California deciso a onorare il sogno americano ma con una sola idea in testa: "Quello che per me conta nella vita è aiutare la gente, a cominciare da quelli che amo. Le relazioni fra le persone devono essere basate sulla parità e il rispetto reciproco". Scordatevi Dallas.

Il second gentleman nel 2010 ha divorziato dalla prima moglie Kerstin che è diventata grande amica di Kamala. E i figli Ella e Cole, conquistati al primo incontro con la matrigna perché lei aveva ai piedi un paio di Converse, sono il collante di una famiglia allargata dove la Harris viene affettuosamente chiamata Momala. Tutti insieme le hanno fatto gli auguri di compleanno sui social: "Grazie perché per noi ci sei sempre. Con un abbraccio, un sorriso, la tua risata contagiosa, la parola giusta, cibo delizioso e colonne sonore stupefacenti. Siamo orgogliosi di te". A un cinico verrebbe già il nervoso ma lei ricambia: "La mia famiglia è fonte di pura gioia. Il mio cuore sarebbe vuoto senza di loro". C’è dietro a tutto questo una storia d’amore molto americana.

Si conobbero durante un appuntamento al buio organizzato da una cara amica di lei, la pr Chrisette Hudlin. Folgorazione e ammirazione assoluta da parte dell’avvocato Emhoff, che il giorno dopo senza perdere tempo le mandò una mail esaustiva: "Mi piaci tanto". Un anno di frequentazioni, il fidanzamento ufficiale nel marzo 2014 con lui inginocchiato sul pavimento, l’anello di platino e diamanti, il matrimonio a Santa Barbara quattro mesi dopo e il bicchiere rotto della tradizione ebraica. Aveva sentito dire che lei preferiva andare dritto al punto, non voleva rischiare rimandando troppo.

Quando Kamala decise di rinunciare alla candidatura a presidente nel dicembre 2019 saltò sulla sedia ma anche quella volta fece un passo indietro: "L’avrei sostenuta qualsiasi cosa avesse scelto. Non sono un consigliere politico, sono suo marito". E quando si ventilò il piano B della vicepresidenza fu il primo a esultare sempre su Twitter: "Siamo pronti. Andiamo!".