Sabato 20 Luglio 2024
PIERO FACHIN
Editoriale e Commento

Razzismo, antisemitismo e apologia: il peso delle parole e della Storia

Basterebbe avere un “buon vocabolario” per comprendere esattamente il valore di certi termini

Liliana Segre

Liliana Segre

Roma, 30 giugno 2024 – Ricordo come fosse ieri il papà di una mia compagna di scuola. Aveva comprato per la figlia, terza o quarta elementare, un discreto vocabolario con la copertina rigida. “È bellissimo – aveva spiegato –. Io ogni sera ne leggo una pagina e imparo parole nuove. La lettera A l’ho finita. Ora sono alla B e già mi sembra di capire meglio le cose”.

Confesso che la lezione del vocabolario mi è rimasta dentro. E quando voglio capire bene, quando voglio capire meglio, faccio come faceva quel signore. Dunque, in queste ore sono andato a rivedere. Ecco che cosa ho trovato.

Definizione di razzismo: “Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la purezza e il predominio della razza superiore”. Aggiunge poi l’Enciclopedia dei ragazzi (Treccani): “La scienza contemporanea ha dimostrato la sua infondatezza”.

Definizione di antisemitismo: “Avversione e lotta contro gli Ebrei, manifestatasi anticamente come ostilità di carattere religioso, e divenuta in seguito vera e propria persecuzione razziale basata su aberranti teorie pseudoscientifiche”.

Definizione di apologia: “Discorso a difesa e spesso anche a esaltazione (…) di una dottrina, o esaltazione di fatti o comportamenti illeciti”.

Proprio di fronte alla chiarezza di queste didascaliche spiegazioni non deve poi essere difficile o politicamente compromettente – ne sono sicuro – concludere che il razzismo è una idiozia, che l’antisemitismo è una criminale follia e che l’apologia del fascismo, esaltando una dittatura e un partito sciolto per legge, è un reato grave. Il resto, francamente, è rumore di fondo, buono soltanto per confondere le menti di chi, purtroppo, non ha mai avuto un vocabolario.