Venerdì 19 Luglio 2024
MARCELLA COCCHI
Editoriale e Commento

Quella frase e il (dis)prezzo di una vita

Marcella Cocchi Si chiamava Satnam Singh. Ricordiamolo il suo nome. Perché era un uomo. ’Se questo è un uomo’. Eppure il giovane indiano con il braccio mozzato dal rullo avvolgi-cavi, scaricato come...

Mutilato e abbandonato, morto il bracciante indiano a Latina

Mutilato e abbandonato, morto il bracciante indiano a Latina

Si chiamava Satnam Singh. Ricordiamolo il suo nome. Perché era un uomo. ’Se questo è un uomo’. Eppure il giovane indiano con il braccio mozzato dal rullo avvolgi-cavi, scaricato come un oggetto dal bus dei moderni schiavi a cottimo e morto alcune ore dopo, verrà dimenticato in fretta, vedrete. Il suo è molto più di un incidente sul lavoro, ma per lui sono state spese meno parole di altri casi. Se non fosse che la mentalità agghiacciante che sta dietro a questa tragedia, ieri, è stata disvelata per quel che è da Renzo Lovato, il padre del datore di lavoro (indagato) di Satnam. Ora sì che tutto è chiaro, pur se nell’inferno dei campi dell’Agropontino, la vittima se l’è andata a cercare: "Ha fatto di testa sua, la colpa è sua". E poi, che diamine, ha detto Lovato, "è costato caro a tutti". Ma certo, una vita al cospetto di tante scocciature, avvocati da pagare, un business made in Italy inceppato, vuoi mettere? Del resto, non si scorge umanità nel caporale e nei faccendieri che si sono liberati di quel giovane, che era un lavoratore sfruttato, un marito e chissà quante altre cose.

Satnam poteva essere salvato, come altri tra i 99 lavoratori stranieri morti nel 2024. Lui non aveva né permesso di soggiorno né un contratto, come migliaia di migranti che si dannano per pochi euro al giorno, sotto gli occhi di chi voglia vedere. A Latina, Italia, nella Repubblica fondata sul lavoro, non è possibile non accorgersi delle file dei disperati che aspettano al mattino presto i capibastone per farsi portare nei luoghi degli schiavi a cielo aperto. Nessun diritto nei campi, per coltivare a prezzi sempre più bassi, o nell’edilizia drogata dalla catena degli appalti al massimo ribasso. Il governo, i sindacati, le grandi categorie ora dicono e faranno qualcosina, perché è impossibile non farlo di fronte a un caso come questo. Ma la sensazione è che il caporalato, il cottimo, lo sfruttamento dei braccianti-immigranti non sono considerati una questione morale e insieme un problema economico. Come se questi morti fossero uguali agli animali dei (già intollerabili) allevamenti intensivi. Come se questo sistema economico sommerso fosse sostenibile. Come se si dessero per scontate le vittime collaterali. Dove sono gli umani?