Perché dobbiamo difendere le democrazie

L'attacco di Hamas a Israele è un nuovo tassello destabilizzante che mette alla prova la supremazia occidentale. L'Occidente deve affrontare una domanda urgente: sarà pronto a reggere ulteriori urti in uno scenario internazionale sempre più distante dal suo controllo? Le democrazie sono ancora l'esercizio più gentile del potere?

Agnese Pini
Agnese Pini

Così ci siamo svegliati con un’altra guerra, che sembra lontana ma che è invece drammaticamente prossima, e che ci riguarda molto più di quanto siamo disposti a pensare. Riguarda l’Occidente e la sua democrazia fragile e stanca, rumorosa perché "le democrazie fanno rumore", per definizione, minacciata e accerchiata da elementi che sembrano aver creato le condizioni della tempesta perfetta. Li elenco ancora una volta, questi elementi, che ormai sono diventati il dolente sottofondo dei nostri tempi: la pandemia, la crisi economica, la crisi energetica, i flussi migratori, la guerra in Ucraina.

E adesso: Hamas che attacca Israele è il nuovo tassello destabilizzante di un presente che si era illuso, all’alba del nuovo millennio, di poter guardare al futuro archiviando il Novecento come parentesi storica della violenza ideologica e della barbarie globale fra i popoli.

L’attacco iniziato ieri mattina - che ha già provocato la risposta durissima del governo di Tel Aviv - arriva cinquant’anni esatti dopo la guerra del Kippur (6 ottobre 1973), bucando clamorosamente l’intelligence israeliana e mostrando al mondo come la pioggia di missili lanciati da Gaza fosse frutto di una strategia pianificata da tempo. Sostenuta da chi? Gli analisti guardano soprattutto all’Iran, ma di sicuro anche la Russia di Putin, impegnata nella folle campagna d’Ucraina, non può che beneficiare di questo clamoroso spostamento dell’attenzione occidentale. L’Occidente, appunto. Non è certo lo stesso del 1973: è più debole economicamente e più esposto politicamente. Per gli Usa e l’Europa la domanda urgente è ancora una volta questa: saranno pronti a reggere ulteriori urti, immersi in uno scenario internazionale che appare ormai sempre più distante dal loro controllo e dalla loro supremazia (militare o culturale)? E, infine, quella supremazia ha ancora un senso, ha ancora fondamenta sufficientemente solide?

Diceva ieri Vittorio Emanuele Parsi, ospite al festival del Giornalismo culturale di Urbino, che le democrazie sono il sistema di potere più gentile. Bello sentire queste due parole accostate: democrazia e gentilezza. Ce ne siamo troppo spesso dimenticati, negli ultimi anni, quando le abbiamo strumentalizzate e piegate a logiche che facevano a pugni con la loro natura: ricordate quando abbiamo provato a esportarle con le armi? Ben triste fine abbiamo fatto. Ma ha ragione Parsi: sottili come carta velina, perfettibili e talvolta accidentate, le nostre democrazie sono ancora l’esercizio più gentile del potere, nei confronti dei cittadini. È un motivo valido per non perdere la voglia di crederci, e di difenderle.