Da Kiev a Gaza, le vite sospese in un Natale senza favole

Mai come oggi avremmo bisogno di qualcosa in cui credere davvero, fosse anche una canzone, non per sentirci tutti più buoni, ma per tornare a credere di poter essere migliori di come siamo

Agnese Pini

Agnese Pini

E così è Natale e la guerra non è finita, and so this is Christmas and war is not over, anche se lo vuoi, even if you want it. I soldati ucraini, uomini e donne, cantano John Lennon tra le macerie di Kostiantynivka, a quindici chilometri dalla linea del fronte. Alle loro spalle scorrono le immagini di una città distrutta: il mercato bombardato, i palazzi sventrati, le macerie accatastate lungo i marciapiedi. La prima cosa che ti viene in mente, di fronte a quelle immagini, è che la guerra cancella i colori. Il colore della guerra è opaco e grigio: grigie sono le strade, le facciate dei palazzi o di quel che ne rimane, grigi i volti, grigie le mani.

Il video è virale sui social: guardatelo. Racconta meglio di ogni parola i vuoti di un conflitto prima odiato e ormai già dimenticato. Oltre duemila chilometri più a Sud, a Gaza City, il Natale è altrettanto buio e silenzioso, piange le ventimila vittime già contate, e gli altri diecimila scomparsi sotto le macerie. I cristiani rimasti in città – erano 15mila all’inizio del millennio, prima dell’arrivo al potere di Hamas – oggi sono appena 650. Anche qui non ci sono luci, né colori. Nella piazza del Milite Ignoto, dove fino ai primi 2000 si accendeva un grande albero – Hamas ne avrebbe poi vietato l’esposizione pubblica – si vedono solo le tracce fredde e precise lasciate dai carri armati e le fosse scavate dalle ruspe militari, attorniate da ammassi di terra smossa. Tutto intorno, i palazzi sono stati fatti saltare per aria: la sede del Consiglio legislativo così come il capital mall.

È il Natale, questo, dell’anti favola, dove neppure le canzoni si riescono a cantare con l’idealismo – non era ingenuità, né buonismo, ma idealismo – di John Lennon – war is over if you want it, la guerra è finita se lo vuoi – e anche a casa nostra ci scopriamo più cinici e disincantati che mai.

Sarà che ci si abitua a tutto, perfino alle guerre, ma mai come oggi avremmo bisogno di una favola di Natale, di uno Scrooge tutto nostro che si scopra finalmente buono e generoso, come nel fantastico racconto di Dickens. Mai come oggi, in questo Natale senza favole, avremmo bisogno di qualcosa in cui credere davvero, fosse anche una canzone, non per sentirci tutti più buoni, ma per tornare a credere di poter essere migliori di come siamo.