Giovedì 18 Aprile 2024

Rivalutazione pensioni, da gennaio + 5,4%. Quanto aumentano gli assegni: le simulazioni

Incremento inferiore al 6% ipotizzato nei mesi scorsi: significativo risparmio per le casse dello Stato. Recupero pieno del carovita previsto solo per importi fino a quattro volte il minimo Inps (+122 euro)

Come saranno rivalutate le pensioni da gennaio 2024

Come saranno rivalutate le pensioni da gennaio 2024

Roma, 28 novembre 2023 – La fatidica percentuale che determina il livello degli aumenti delle pensioni per adeguarli all’inflazione è stata fissata dai ministri dell’Economia e del Lavoro. E, dunque, i pensionati potranno contare, dal prossimo cedolino di gennaio, su un aumento degli assegni del 5,4 per cento. Meno di quel 6 per cento che si era ipotizzato nei mesi scorsi: il che comporta già un significativo risparmio per le casse dello Stato. Un risparmio che si somma a quello realizzato con la rivalutazione diversificata per scaglioni di reddito prevista dalla legge di Bilancio.

Dunque, per intenderci, solo per gli assegni fino a quattro volte il minimo Inps è previsto il recupero pieno dell’aumento dei prezzi, quelli fino a 2.272,96 euro lordi, con incrementi che potranno arrivare fino a 122 euro. Tenendo conto che il trattamento minimo per il 2023 è fissato a 563,74 euro ma a questo va aggiunto lo 0,8% di differenza tra l’inflazione recuperata nel 2023 (7,3%) e quella effettiva registrata nel 2022 (8,1%), chi ha redditi da pensione tra i 2.272,96 euro (quattro volte il minimo) e 2.841,2 euro al mese (cinque volte il minimo) prenderà, invece, un recupero del 4,59% (l’85% del 5,4%) quindi al massimo 130,41 euro.

Chi ha redditi tra cinque e sei volte il minimo (3.409,44 euro) ha diritto a un aumento del 53%, dunque del 2,862%, pari al massimo a 97,57 euro. Chi ha pensioni fino a otto volte il minimo (4.545,92 euro al mese) ha diritto a un recupero del 47% dell’inflazione, pari, al 2,538%, per un aumento del cedolino al massimo di 115,37 euro. Ancora più tagliati sono gli assegni dei pensionati che hanno redditi tra otto volte (4.545,92 euro) e 10 volte il trattamento minimo (5.682,4 euro al mese): hanno diritto a un recupero del 37% dell’inflazione, quindi a fronte di un aumento dei prezzi del 5,4% all’1,998%. Potranno ottenere al massimo un aumento sul cedolino di 112,96 euro.

Chi ha pensioni oltre dieci volte il minimo avrà una percentuale sull’aumento dei prezzi del 22%, quindi solo l’1,188% a fronte di un’inflazione nel 2023 valutata al 5,4%. Se si ha un assegno lordo da pensione da 7mila euro al mese si avrà un aumento di 131,60 euro, sempre lordi.

Il punto è che la rivalutazione delle pensioni, nella formula reintrodotta dal governo Meloni per l’anno in corso e per il prossimo, taglia significativamente l’importo degli aumenti degli assegni e, in prospettiva, non essendo recuperabile, produce ulteriori sforbiciate sugli importi futuri delle dei trattamenti. A fare i calcoli sulle perdite sono gli esperti del dipartimento previdenza della Cgil e dello Spi, che ipotizzano tagli pesanti sulle pensioni nel biennio 2023-2024: tagli che raggiungono 962 euro per una pensione lorda di 2.300 euro (netta 1.786), fino ad arrivare a 4.849 euro lorde per un importo di pensione lorda pari a 3.840 euro (2.735 euro nette).

"Questi tagli proiettati sull’attesa di vita media – si legge nell’analisi – raggiungono importi elevatissimi: si parte da 6.673 euro netti per un pensionato con un assegno netto di 1.786 euro, fino a raggiungere 36.329 euro nette, per una pensione di 2.735 euro nette".

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