Mercoledì 22 Maggio 2024

Cgia, al 1 maggio sono 300 mila i lavoratori in più dal 2023

Maggior crescita nel Mezzogiorno (+3,5%), prima Puglia con +6,3%

Cgia, al 1 maggio sono 300 mila i lavoratori in più dal 2023

Cgia, al 1 maggio sono 300 mila i lavoratori in più dal 2023

Rispetto a aprile 2023, a febbraio 2024 (ultimo dato provvisorio di Istat), il numero degli occupati in Italia è salito di 292mila unità; pertanto, quest'anno festeggiano il primo maggio quasi 300mila lavoratori in più. Lo sottolinea la Cgia, che sulla base dei dati Istat rileva che nell'aprile del 2023 gli occupati erano 23.481.000, a fronte dei 23.773.000 a febbraio 2024. Il 98% delle imprese ha meno di 20 addetti. Al netto dei lavoratori nel pubblico impiego, nelle Pmi lavora il 60% circa degli occupati. Se, a differenza dei dati provvisori, si prende in considerazione quelli ufficiali, nel 2023, ricorda la Cgia citando dati istat, gli occupati erano 23,6 milioni di unità, +471 mila rispetto al periodo pre-Covid, di cui 213 mila nel Mezzogiorno (+3,5%). Le previsioni dicono che lo stock totale degli occupati crescerà ancora, sfiorando i 24 milioni entro il 2025. Nel 2023 si è raggiunta un'incidenza dell'84% dei dipendenti con un contratto a tempo indeterminato (15,57 milioni su 18,54 milioni). Se si confronta il numero di lavoratori dipendenti del 2023 con il posto fisso sempre con lo stesso dato del periodo pre-pandemico, l'aumento è stato di 742 mila unità (+5%). Il numero dei lavoratori altamente specializzati/qualificati è salito nell'ultimo anno del 5,8% (+464 mila), pari al 96,5% dei nuovi posti di lavoro creati nel 2023; mentre rispetto al 2019 la variazione è del +2,3%, ma più contenuta sull'anno prima (+192 mila) con una incidenza del 40,7% sui nuovi posti di lavoro creati in questo ultimo quadriennio. Rimangono però ancora delle criticità, prima fra tutte il basso tasso di occupazione: tra i 20 Paesi dell'Area dell'Euro, l'Italia è ultima con un 61,5%, contro una media del 70,1% dell'Eurozona. I lavoratori autonomi; rispetto al 2019 sono scesi di 223 mila unità (-4,2%), sebbene nell'ultimo anno ci sia stata una lieve ripresa (+62 mila; +1,3%). Senza contare che l'Italia è su livelli retributivi mediamente più bassi degli altri Paesi UE. Il Mezzogiorno ha avuto gli incrementi occupazionali più importanti. Rispetto al 2019 la Puglia con +6,3% (+77mila), poi Liguria (+31mila) e Sicilia (+69mila) entrambe con il +5,2%, la Campania +3,6% (+58 mila) e la Basilicata con il +3,5% (+7 mila). A livello provinciale nella crescita primeggia Lecce (+16,5%;+36.500). Poi Benevento (+12,4%;+10 mila), Enna (+11,2%;+4.800), Frosinone (+10,9%;+16.600) e Ragusa (+9,4%;+10 mila). Non tutto il Mezzogiorno ha risultati positivi. Tra gli ultimi posti della graduatoria provinciale ci sono con -4,3% il Sud Sardegna (-4.900) e Siracusa (-5.000), Caltanissetta (-5,2%;-3.400), Sassari (-6,8%;-12.600) e ultima Fermo (-7,9%;-6 mila).

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