I sindacalisti Pierpaolo Bombardieri e Brunetto Boco
I sindacalisti Pierpaolo Bombardieri e Brunetto Boco

ROMA - In forte sofferenza durante l’emergenza pandemica, il turismo, che ha un impatto in Italia pari al 5,5% del Pil e al 6,5% dell’occupazione, ha registrato un crollo con ben 219 milioni di presenze in meno nelle strutture ricettive. Il dato, riguarda i primi 11 mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, e vede Venezia, Firenze, Roma, Napoli e Milano le città più penalizzate dall’assenza di clienti stranieri. E per tornare ai numeri pre pandemia? Ci vorranno almeno 2-3 anni.

Questa la previsione resa nota stamani durante l’evento di stamani “Ripresa e rinascita del turismo in Italia. L’orizzonte strategico del turismo: la realtà di oggi, un progetto possibile” a Palazzo Merulana a Roma. La conferenza, organizzata dalla Uiltucs in collaborazione con la Fondazione Kuliscioff ha visto, tra gli altri, la partecipazione del ministro del Turismo Massimo Garavaglia e del segretario generale Uil Pierpaolo Bombardieri.

I dati sono stati snocciolati dal segretario generale aggiunto Uiltucs Stefano Franzoni, che ha sottolineato come il settore turismo in Italia veda prevalentemente strutture produttive di piccole dimensioni, con un numero di dipendenti medio di 6,5 unità, e coinvolga una forza lavoro giovane: il 60% ha meno di 40 anni. Forte l’occupazione femminile, che rappresenta il 53% dipendenti (nelle agenzie di viaggi oltre il 70% è donna), dei quali 1 su 4 è di origine straniera. Elevata la componente a tempo determinato (42%) e del lavoro a tempo parziale (50% con punte fino al 60% nelle strutture ricettive).

Numeri, questi, che rendono necessaria in primis la riqualificazione del capitale umano, oltre a politiche di visione, basate su innovazione, accessibilità, servizi. E sulla formazione, con un “forte coordinamento Stato-Regioni, che è stato uno dei deficit di cui abbiamo sofferto”, ha sottolineato il professor Francesco Verbaro, presidente di Formatemp, evidenziando proprio che "il buon turismo ha bisogno di buon lavoro”.

L’Italia resta comunque la seconda tra i Paesi più ricercati in Europa come destinazione turistica, e terza nel mondo.  Il 50% dei viaggiatori italiani, tedeschi, francesi, spagnoli e inglesi, ha cambiato le abitudini di viaggio, spesso prediligendo mete con minori probabilità di assembramenti. Il 20% dei viaggiatori ha scelto luoghi più vicini a casa. Numeri resi noti dalla professoressa Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio Innovazione digitale nel turismo del Politecnico di Milano, che ha preceduto l’intervento del ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Il ministro ha parlato del “primo anno assoluto in cui ci sarà la nota di aggiornamento che rivede in positivo la previsione di crescita del 4,1%” commentando positivamente la notizia di stamani sulla quarantena al rientro negli Stati Uniti non più prevista, cosa che darà una ulteriore spinta alla ripresa del turismo.

“Andiamo a chiudere la fase dei Sostegni, gli ultimi interventi, e guardiamo alla fase di crescita – ha sottolineato -. Per la fase di crescita abbiamo messo in piedi alcune misure. Le più importanti riguardano due filoni, innanzitutto il filone della decontribuzione con un abbattimento importante dei costi. Abbiamo circa 800 milioni di decontribuzione di chi rientra dalla cassa integrazione; cosa che vale per i tempi indeterminati. La decontribuzione dal punto di vista del bilancio dello Stato costa meno della cassa integrazione”. A questo proposito, il ministro ha annunciato l’intenzione di “fare una riflessione anche più a medio termine della misura di decontribuzione, perché potrebbe essere un modo per far rientrare di più delle perdite pregresse”. Infine, il nodo degli stagionali. “Il reddito di cittadinanza, in un periodo come questo, - ha precisato - può diventare un ostacolo perché si fa fatica a reperire personale stagionale: anche qui andrebbe estesa la decontribuzione. La crescita va accompagnata, in questo modo, affinché diventi più stabile possibile”.

Molto cauto, al contrario, è stato Bernabò Bocca, presidente Federalberghi. “Ci vuole ottimismo ma anche realismo” precisa. “Nel mese di giugno, in cui gli hotel facevano dal 75 all’80% di occupazione, quest’anno non si supererà il 20%. Manca il turismo internazionale, intercontinentale in particolare. Lino Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio, ha evidenziato poi che “non si può limitare a analizzare il lavoro come incrocio tra domanda e offerta”, denunciando “problemi anche di infiltrazioni mafiose nei nostri settori, con rischi di dequalificazioni molto importanti”.

Mentre Pierpaolo Bombardieri, segretario generale Uil, ha posto subito un importante quesito, con una premessa: “Se diciamo che il settore possa diventare trainante, devono esserci comportamenti conseguenti". Con un punto fermo: “Questo Paese non ha bisogno di voucher ma di contratti di lavoro e ha bisogno di alzare il livello delle tutele. Basta appalti al massimo ribasso. Affrontiamo il tema con determinazione”. Per poi rilanciare la proposta della Uil sugli ammortizzatori sociali, basata sul principio solidaristico “utilizzando anche un principio assicurativo”. “In questo Paese è necessario che ci sia un sistema duale, da una parte il sistema privato ma dall’altro il settore pubblico che sia in grado di intervenire sull’orientamento e sull’incrocio domanda e offerta. Poi dobbiamo affrontare con più coraggio il tema della formazione professionale e – ha chiosato - discutere e confrontarci su una extra tassa sugli extraprofitti”.  Tema ripreso anche nelle conclusioni da Paolo Andreani, segretario generale aggiunto Uiltucs che ha parlato di “oltre un milione di posti di lavoro, fragili per salario medio percepito e futuro previdenziale problematico”. “Ora serve – ha concluso - un compromesso. Fu tale e nobile quello per la ricostruzione. Un compromesso tra pubblico e privato per qualificare l’offerta di lavoro.