Giovedì 18 Aprile 2024

Transizione energetica, fonti rinnovabili e nuovi posti di lavoro

Come cambierà il mondo del lavoro e l’occupazione con lo Scenario 1,5 °C previsto per il 2050: il report di Irena nel secondo volume del World energy transitions outlook 2023

Transizione energetica - Crediti iStock Photo

Transizione energetica - Crediti iStock Photo

Roma, 25 febbraio 2024 – La transizione energetica rappresenta un aspetto che, secondo diverse fonti, non può più essere rimandato. Serve un cambio di passo e di impostazione, soprattutto per quel che riguarda le modalità di produzione poste in essere dalle aziende, con il settore del lavoro che, inevitabilmente, subirà da qui ai prossimi anni dei cambiamenti radicali. Per realizzare la transizione energetica, infatti, servono e serviranno delle nuove figure professionali e le stime sembrano dimostrare che il cambiamento del paradigma produttivo porterà ad un incremento dei posti di lavoro.

Secondo quanto riportato da Irena, Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, nel secondo volume del World energy transitions outlook 2023, l’utilizzo sempre più massiccio delle energie rinnovabili condurrà, entro il 2050, a creare ben 40 milioni di posti di lavoro aggiuntivi, per un totale di 140 milioni. Di questi, inoltre, ben 18 milioni sono da considerarsi a livello globale soltanto nel settore delle energie rinnovabili, mentre ad operare nel settore dell’energia tradizionale, fossile e nucleare, sarà una forbice di lavoratori compresi tra i 19 e i 36 milioni. Ad influire su questi numeri saranno, naturalmente, le politiche che verranno poste in essere dai governi e della istituzioni internazionali.

Il secondo report di Irena

Nel secondo volume del World energy transitions outlook 2023, Irena ha focalizzato la sua attenzione su quali potrebbero essere gli impatti socioeconomici scatenati dalla transizione energetica. Se nel primo volume l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili si era soffermata sui ritardi della transizione nei confronti dell’obiettivo di abbassare la temperatura globale di 1,5 °C, consigliando la triplicazione della capacità installata di energia rinnovabile entro il 2030, nel secondo report analizza l’impatto che il raggiungimento dell’obiettivo, lo Scenario 1,5°C, avrebbe sulle economie globali, con specifico riferimento all'occupazione e al benessere umano.

Il lavoro nello Scenario 1,5°C

Con la conquista della Scenario 1,5°C, il mercato del lavoro energetico sarebbe molto diverso secondo Irena. Più nel dettaglio, i posti di lavoro nel settore potrebbero raggiungere i 134 milioni nel 2030, contro i 67 milioni attuali, a discapito, va precisato, degli impiegati nell’ambito dell’energia convenzionale, che registrerebbe una perdita di 12 milioni lavoratori. Tale perdita, tuttavia, verrebbe compensata dai guadagni nelle energie rinnovabili, stimati ad 11 milioni, e in altri settori strettamente legati alla transizione energetica (circa 34 milioni). Molto interessante è notare anche la collocazione geografica dei nuovi occupati nel settore delle rinnovabili:

- il 55 per cento sarà in Asia; - il 14 per cento in Europa; - il 13 per cento nelle Americhe; - il 9 per cento nell’Africa subsahariana.

Quanto ai settori maggiormente coinvolti dai nuovi posti di lavoro, il report di Irena ritiene che:

- l’energia solare vedrà i propri impiegati salire a 18 milioni entro il 2050, ovvero quattro volte i dati registrati in questo settore nel 2021. Nello Scenario 1,5°C, infatti, l’energia solare rappresenterà il 66 per cento dei posti di lavoro nelle energie rinnovabili in Medio Oriente e Nord Africa, il 52 per cento in Asia, il 38 per cento in Europa, il 32 per cento nelle Americhe e il 28 per cento nell’Africa subsahariana;

- l’energia eolica, dove l’occupazione salirà di ben cinque volte, per un totale di 6 milioni di occupati. Più nello specifico, rappresenterà il 27 per cento dei posti di lavoro in Europa, il 19 per cento nelle Americhe e il 16 per cento in Asia.

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