Superbonus: chi paga per i lavori non ancora finiti?

Come saldare gli interventi che non sono stati terminati entro il 31 dicembre 2023: alcune sentenze sul tema

Il governo guidato da Giorgia Meloni ha previsto che, a partire dal 1° gennaio 2024, il Superbonus edilizio scenda dal 100 al 70 per cento di copertura dei costi dei lavori che vengono svolti per l'efficientamento energetico degli immobili. Tale passaggio, non del tutto esente da critiche, ha portato con sé molte problematiche relative a tutti quei cantieri che, malgrado siano stati aperti quando la misura prevedeva una copertura delle spese pari al 110 per cento, sono risultati ancora non chiusi al 31 dicembre 2023. Perdendo parte della copertura delle spese, il dubbio di molti cittadini è chi sia chiamato in questa fase a coprire le spese rimanenti.

Superbonus, chi paga per i lavori non ancora finiti - Crediti iStock Photo
Superbonus, chi paga per i lavori non ancora finiti - Crediti iStock Photo

Superbonus, chi deve pagare i lavori non ancora finiti

La questione venutasi a creare è di natura prettamente economica, visto che ci sarebbero ben 36mila cantieri in Italia che, pur avendo ottenuto la concessione del 110 per cento, si trovano ora nella situazione difficile di vedere ridotta la parte di copertura delle spese. Il Superbonus 110 per cento si otteneva solo per i lavori iniziati entro il 2022 e completati e asseverati non oltre il 31 dicembre 2023. Per quelli non ancora conclusi nel 2024, la detrazione scende al 70 cento e chi si trova in questa situazione è chiamato a sborsare delle somme non previste in fase di accettazione del progetto dei lavori. Entrando più nel dettaglio:

- chi ha iniziato i lavori nel 2022 e non li ha finiti alla data del 31 dicembre 2023 è chiamato a pagare il 30 per cento della spesa;

- chi ha iniziato i lavori nel 2023 e ha osservato quanto previsto dalla delibera e presentazione della CILAS entro il 17 febbraio 2023 (possibilità di sfruttare ancora cessione del credito ma con il con il Superbonus che è sceso al 90 per cento) è chiamato a pagare il 20 per cento della spesa;

- chi ha iniziato i lavori nel 2023 e non si è avvalso della cessione del credito è chiamato a pagare il 20 per cento della spesa.

Ma chi paga queste spese non previste? Iniziamo subito col dire che ogni caso è a sé stante, motivo per cui non è possibile arrivare ad una risposta univoca. In linea di principio è possibile dire che i beneficiari del Superbonus possono chiedere un risarcimento totale all’azienda incaricata di fare i lavori se, dai contratti, sia palese l'inosservanza della stessa degli accordi presi. Si pensi, ad esempio, ad acconti già versati per lavori che, però, non sono stati effettuati. Decisamente più complicato, invece, è il caso di richiesta di risarcimento per inosservanza dei tempi di consegna. In tale fattispecie, infatti, l’onere della prova spetta al committente che deve riuscire a dimostrare che l’impresa non abbia rispettato i termini di consegna per sua colpa e che, tale rallentamento, non abbia permesso di usufruire appieno dei benefici del Superbonus.

Le sentenza dei Tribunali sui rimborsi

Nel momento in cui ci si trova di fronte ad una situazione come quelle descritte in precedenza, il consiglio è quello di farsi affiancare da un legale per impostare la strategia di risarcimento. Sul tema ci sono già alcune sentenze che possono essere prese a riferimento. La prima è quella redatta dal Tribunale di Frosinone alla fine del 2023, nella quale è stato stabilito che un’impresa di costruzioni dovesse risarcire il committente del 10 per cento del valore della commessa oltre che rimborsare per intero l’acconto ricevuto. Il risarcimento, in questo caso, è stato valutato in base alla distanza che intercorre tra l’aliquota piena del Superbonus e quella più bassa cui il committente ha avuto accesso dopo la perdita dell’agevolazione. Il bonus, infatti, era passato dal 110 al 90 per cento, con il risarcimento che è stato pari dunque al 10 per cento del valore dei lavori.

Diversa, invece, è stata la decisione del Tribunale di Padova su un caso simile. Al committente è stato concesso soltanto il rimborso di quanto dato come acconto per le opere non realizzate, mentre è stata esclusa la possibilità per lo stesso di ottenere un risarcimento per la perdita dei benefici concessi del Superbonus. Tale differenza è stata dovuta al fatto che, per il giudice di Padova, il committente avrebbe potuto rivolgersi, visto l’arco temporale a sua disposizione, ad un’altra impresa per concludere i lavori e mantenere così tutti i vantaggi derivanti dal Superbonus.

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