Venerdì 21 Giugno 2024
ANDREA ROPA
Economia

Stop alle ultime tre centrali nucleari Ma la scelta spacca la Germania

Il Paese è diviso sulla decisione del governo in un momento di forte insicurezza per l’approvvigionamento

Stop alle ultime tre centrali nucleari  Ma la scelta spacca la Germania

Stop alle ultime tre centrali nucleari Ma la scelta spacca la Germania

di Andrea Ropa

Auf wiedersehen atomkraft. La Germania ha spento alla mezzanotte di ieri le ultime tre centrali nucleari in funzione, rinunciando definitivamente a una fonte energetica presente per oltre 60 anni sul suo territorio (il primo reattore commerciale fu inaugurato a Kahl, in Baviera, nel novembre del 1960) e arrivata a soddisfare quasi un terzo del suo fabbisogno elettrico negli anni Novanta, per poi scendere gradualmente fino al 6% dell’anno scorso. Nel frattempo la produzione da rinnovabili è salita dal 12% del 2000 al 46% del 2022. Ed entro il 2030 dovrebbe raggiungere l’80%.

Gli impianti Isar 2 in Baviera, Emsland nella Bassa Sassonia e Neckarwestheim, nel Baden Wuerttemberg, erano rimasti in funzione a causa della crisi energetica esplosa con la guerra in Ucraina: lo stop all’energia atomica era infatti previsto già per la fine del 2022, frutto di una decisione presa nel lontano 2002 e poi velocizzata nel 2011 dalla cancelliera Angela Merkel dopo il disastro di Fukushima. In Italia, invece, l’epoca del nucleare si era chiusa già nel 1987, con il referendum tenuto in seguito al disastro di Chernobyl.

L’ultimo watt prodotto con l’energia nucleare è stato accompagnato in Germania da manifestazioni sia di festa – un piccolo corteo ha inneggiato al momento storico anche davanti alla Porta di Brandeburgo a Berlino – sia di dissenso. La decisione di chiudere le centrali resta tuttora una questione controversa: i liberali, parte della coalizione di governo guidata dai socialdemocratici di Olaf Scholz, chiedono che possano restare a disposizione in caso di bisogno. D’altronde, anche se nel corso degli anni i tedeschi si sono dimostrati sempre meno affezionati alla tecnologia nucleare, il mutamento della situazione internazionale e lefrizioni con la Russia hanno fatto cambiare idea a molti. Tanto che, in un recente sondaggio realizzato per l’emittente pubblica Ard, il 59% degli intervistati ha affermato che abbandonare il nucleare in questo contesto non è una buona idea.

Di avviso opposto il governo di Berlino, che ha confermato lo stop nei tempi previsti. Il vicecancelliere e ministro dell’Economia, Robert Habeck dei Verdi, ha difeso la misura e definito irreversibile lo smantellamento completo delle centrali. "I rischi associati all’energia nucleare sono decisamente incontrollabili", ha aggiunto la ministra dell’Ambiente Steffi Lemke.

Gli industriali, però, allertano sui rischi dell’abbandono del nucleare in un momento di forte insicurezza energetica, causata dall’instabilità geopolitica. Peter Adrian, presidente della Dihk (l’associazione delle Camere di commercio e dell’industria tedesca) ha messo in guardia dalle possibili nuove strozzature nell’approvvigionamento: "Dobbiamo fare tutto il possibile per espandere l’offerta di energia e non limitarla ulteriormente", ha detto al Rheinische Post, riferendosi all’uscita programmata anche dal carbone, che al momento produce un terzo dell’energia elettrica tedesca. "Si tratta di un errore strategico in un contesto geopolitico ancora teso", gli ha fatto eco Bijan Djir-Sarai, segretario generale del partito liberale Fdp.