Stipendi, il 43% dei giovani italiani prende meno di mille euro al mese

Anche il confronto con l’Europa è scoraggiante: il rapporto del Consiglio nazionale dei giovani

Stipendi bassissimi per i giovani italiani
Stipendi bassissimi per i giovani italiani

Roma, 29 ottobre 2023 – Che l’Italia non sia un Paese per giovani è risaputo da tempo, anzi, la citazione – che riprende il titolo di uno dei romanzi più noti di Cormac McCarthy, ‘Non è un paese per vecchi’ - è talmente diffusa da essere diventata quasi un cliché. Ogni giorno, tuttavia, emergono evidenze in grado di confermare quest’assunto: l’ultima arriva da un rapporto del Consiglio nazionale dei giovani, l’organo consultivo che rappresenta i giovani italiani nel dialogo con la presidente del Consiglio e, più in generale, con le istituzioni. Secondo lo studio, elaborato su dati Istat, oltre il 43% degli under 35 (in pratica, 4 giovani su 10) percepisce uno stipendio mensile inferiore ai 1000 euro, mentre il 32,7% si colloca nella fascia immediatamente superiore, compresa tra 1000 e 1500 euro. Se la passa un pochino meglio il 24% degli intervistati, che dichiara di percepire una retribuzione mensile compresa tra 1500 e 2000 euro.

Stipendi bassi e divario salariale

Anche il confronto con l’Europa - sia per quanto riguarda il mercato del lavoro, sia l’entità dei salari - è scoraggiante: secondo il rapporto, che fotografa la situazione lavorativa europea al 2021 (su dati Eurostat), il tasso di occupazione dei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni in Italia era pari al 17,5%. Un risultato inferiore di oltre 15 punti percentuali alla media europea (pari al 32,7%), che pone il nostro Paese al terzultimo posto in Europa, davanti alla Bulgaria e alla Grecia. Contestualmente, il tasso di disoccupazione risultava significativamente più elevato rispetto a quello registrato mediamente tra i Paesi dell’Ue, con valori pari al 29,7% tra i giovani italiani e al 16,6% nell’Ue. Sono gli stessi dati Eurostat a confermare che i giovani italiani tra i 18 e i 24 anni percepiscono alcuni tra gli stipendi più bassi d'Europa: la media è pari a 15.858 all'anno. Secondo un altro studio, realizzato dalla fondazione OpenPolis, l'Italia è l'unico Paese europeo che, tra il 1990 e il 2020, ha visto una decrescita nei salari annuali medi, pari al -2,9%: millennials e Gen Z sono le prime due generazioni che non guadagnano più dei propri genitori.

A proposito di divario salariale, una ricerca condotta da due economisti italiani, Nicola Bianchi (Northwestern University) e Matteo Paradisi (Einaudi Institute for Economics and finance) evidenzia che, nel 1985, il salario annuo di un lavoratore con più di 55 anni di età era più alto del 15% rispetto a quello di un lavoratore con meno di 35 anni di età. Nel 2019 questo divario era superiore al 30%. Insomma, lo ‘svantaggio’ di essere giovani sul mercato del lavoro è raddoppiato nel corso degli ultimi tre decenni.

Lavoro sempre più precario

A rendere ancor più vulnerabili le fasce più giovani della forza lavoro contribuisce la precarietà dell’occupazione. Tornando all’indagine Cng, infatti, gli analisti argomentano come la situazione retributiva emersa sia strettamente correlata, da un lato, alla progressiva precarizzazione del lavoro e, dall’altro, al sempre maggiore ricorso a forme contrattuali a tempo parziale, spesso ‘involontarie’. Secondo lo studio, nei dieci anni compresi tra il 2011 e il 2021, la quota di giovani lavoratori (fino a 34 anni d’età) con contratti a tempo indeterminato – che peraltro percepiscono le retribuzioni più elevate – si è fortemente ridotta, passando dal 70,3% del 2011 al 60,1% del 2021. Contestualmente, l’incidenza dei contratti a tempo determinato ha raggiunto tra gli under35enni il 34,1% (era pari al 28,1% nel 2011), mentre, per questa fascia d’età, l’incidenza dei contratti stagionali risulta triplicata, passando dall’1,6% al 5,8% (3,6% il valore riferito al complesso dei lavoratori). Proprio tra i lavoratori stagionali si osservano i livelli retributivi più esigui, con compensi medi annui pari, nel 2021, ad appena 5.112 euro, ovvero 426 euro lordi mensili: una quota, si legge nel rapporto, tale da collocare ‘questi giovani nella fascia del lavoro povero’ e che consente ‘di accumulare contributi risibili, del tutto inidonei anche soltanto a immaginare un futuro pensionistico dignitoso’.

Un ‘gender gap’ preoccupante

Passando a considerare i dati di genere, si conferma - anche tra i soli under35enni - uno scarto retributivo consistente tra le due componenti, con valori pari, nel 2021, a 16.419 euro lordi medi annui per gli uomini, contro gli appena 12.136 per le donne. L’analisi di medio periodo evidenzia, inoltre, come lo scarto di genere tra i giovani lavoratori tenda ad ampliarsi nel tempo, passando da 3.635 euro nel 2011 (quando la retribuzione media si attestava a 12.448 euro tra le lavoratrici under35enni, contro i 16.083 euro tra i loro coetanei uomini) ai 4.283 euro nel 2021, con una crescita in termini assoluti pari a 648 euro. Tra le giovani lavoratrici, il 32,3% - circa una su tre – dichiara di percepire meno di 5.000 euro annui, contro il 22,8% osservato tra i coetanei maschi. La dinamica di medio periodo mostra, inoltre, come tra le giovani lavoratrici la componente più povera sia cresciuta di ben 3,9 punti percentuali, contro una crescita di 1,8 punti tra i lavoratori under35enni. Sul fronte opposto, l’incidenza delle retribuzioni più elevate (30mila euro e più) raggiunge l’11,9% tra i maschi, per attestarsi al 5,8% tra le giovani lavoratrici.

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