Martedì 18 Giugno 2024
ANTONIO TROISE
Economia

Le luci e le ombre della crescita: bene il Pil, male stipendi e consumi

Gli ultimi dati restituiscono un’Italia a due facce: la produzione corre, ma la gente non acquista

Roma, 30 aprile 2023 – Siamo diventati la locomotiva d’Europa. Cresciamo più dei nostri cugini d’Oltralpe e ci siamo lasciati alle spalle anche i tedeschi. Il Made in Italy tira, l’export cresce, perfino l’occupazione mostra segni positivi. Ma accanto alle luci non mancano le ombre. Lo scenario internazionale resta incerto, i prezzi delle materie prime salgono, i consumi delle famiglie non decollano mentre i nostri salari sono praticamente fermi. Insomma, la tavolozza del sistema Italia resta ancora in chiaroscuro. Ecco, nel dettaglio, i punti di forza e quelli di debolezza.

Corre il Pil

Nel primo trimestre c’è stata una ripartenza del Pil superiore alle attese (0,5%). La variazione acquisita per il 2023 è già a quota 0,8%, ad un passo dall’obiettivo del governo dello 0,9%. Siamo ai primi posti in Europa per la crescita.

In Italia sale il Pil, ma cala il potere d'acquisto delle famiglie
In Italia sale il Pil, ma cala il potere d'acquisto delle famiglie

L’impennata dell’export

Continua la crescita del Made in Italy, con un incremento dello 0,6% nel primo trimestre. Secondo i dati contenuti nel Def, è prevista una crescita del 20% nel 2023, 1,3 punti in più rispetto alla Francia e addirittura 6 rispetto alla Germania. Bene anche il turismo: nel 2022 le presenze sono salite del 37,0%, con il traino di quelle straniere, salite dell’81,4%.

Ok industria e mattone

Nel primo trimestre, secondo il bollettino della Banca d’Italia, è tornata a crescere, dopo sei mesi di calo, la produzione industriale. Continua a macinare fatturato anche il settore delle costruzioni, che non ha ancora esaurito la spinta del superbonus e scommette sull’avvio delle grandi opere infrastrutturali previste nel Pnrr.

La frenata dei consumi

Ma non tutto sta filando per il verso giusto. La rincorsa dei prezzi, trainata soprattutto dall’aumento dei costi dell’energia, continua a pesare sui consumi delle famiglie. I prezzi del carrello della spesa – beni alimentari, per la cura della casa e della persona – crescono a doppia cifra (+12,6%, era +12,7% a febbraio). Scendono anche la propensione al risparmio e il potere d’acquisto: a febbraio 2023, si legge in report della Confartigianato, le vendite al dettaglio sono calate del 3,5% su base annua e tra dicembre 2022 e febbraio 2023, dello 0,6% rispetto al trimestre precedente.

Salari al palo

Sono fermi anche gli stipendi. Secondo l’Istat, infatti, "nella media del primo trimestre, nonostante il progressivo rallentamento della crescita dei prezzi, la differenza tra la dinamica dell’inflazione e quella delle retribuzioni contrattuali rimane superiore ai sette punti percentuali". La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-marzo 2023 è cresciuta del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, spiega l’Istituto di statistica. I contratti che a fine marzo 2023 sono in attesa di rinnovo sono 32 e coinvolgono circa 6,9 milioni di dipendenti, il 55,6% del totale.

Tassi di interesse

C’è poi la grande incognita del debito, ancora a livelli record fra i Paesi occidentali (145% del Pil) e soprattutto il rischio di un aumento degli interessi che paga ogni anno l’Italia per il collocamento dei suoi titoli pubblici. La prospettiva di un ulteriore aumento dei tassi potrebbe portare ad un aumento di circa 84 miliardi in tre anni della spesa per interessi (270 miliardi contro i 186 previsti un anno fa). A questo occorre poi aggiungere l’effetto che avrà, sulle nostre finanze, la riforma del Patto di Stabilità, con l’ipotesi di una manovra correttiva di circa 15 miliardi all’anno fino al 2027 per rientrare nei parametri.