Stellantis vuole abbassare i toni. Elkann rassicura Mattarella. E conferma gli impegni sull’Italia

Faccia a faccia con il Presidente della Repubblica e con il ministro dell’Economia Giorgetti. I sindacati si ricompattano per chiedere un tavolo di confronto con il governo e l’ad Tavares.

Stellantis vuole abbassare i toni. Elkann rassicura Mattarella. E conferma gli impegni sull’Italia

Stellantis vuole abbassare i toni. Elkann rassicura Mattarella. E conferma gli impegni sull’Italia

Missione romana per il presidente del gruppo Stellantis, John Elkann. Con incontri ai massimi livelli, a partire da un colloquio con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Riunione, fanno sapere dai vertici del gruppo, programmata da tempo. Così come il faccia a faccia avvenuto sempre ieri con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Una fitta agenda di appuntamenti che ha registrato anche un incontro con l’ambasciatore Usa in Italia Jack Markell, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Teo Luzi e il governatore di Bankitalia Fabio Panetta. Ma, al di là delle dichiarazioni formali, l’obiettivo del numero uno del gruppo è stato quello di abbassare i toni di una polemica che, negli ultimi giorni, rischiava di sfuggire ad ogni controllo.

Un’escalation partita dalle dichiarazioni di Carlos Tavares, l’ad della società, che aveva minacciato tagli agli stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano a causa degli insufficienti incentivi per la mobilità elettrica messi in campo dal governo. Parole che avevano fatto infuriare anche la premier, Giorgia Meloni, che le aveva definite perlomeno "bizzarre" nel momento in cui l’esecutivo aveva stanziato circa un miliardo di euro per la ripartenza degli eco-incentivi per le auto green. Sullo sfondo le scelte di politica industriale del gruppo, con il sospetto, avanzato anche da larghi settori della maggioranza, di uno spostamento del baricentro produttivo a Parigi. Sospetti alimentati anche dalla presenza, nel capitale di Stellantis dello Stato francese (eredità della fusione con Peugeot) e dai rumors, circolati con insistenza negli ultimi giorni, di una possibile operazione di salvataggio di Renault. Ma quanto basta per far salire il termometro della tensione fra l’ex Fiat e il governo.

Prima a Mattarella e poi a Giorgetti il presidente di Stellantis avrebbe ribadito la volontà del gruppo di rispettare gli impegni assunti in Italia e, in particolare, di portare la produzione a quota un milione di vetture, gestendo la difficile fase della transizione ecologica che dovrebbe portare allo stop dei motori termici anche negli stabilimenti italiani entro il 2030. Elkann ha anche assicurato che il gruppo continuerà a portare avanti le attività di comune interesse che sono al centro del tavolo sull’automotive istituito dal ministro delle Imprese, Adolfo Urso, con tutti i soggetti della filiera. Mentre, per quanto riguarda le voci su un accordo per il salvatagggio della Renault, Elkann già nei giorni scorsi aveva diffuso una netta smentita precisanto che "non esiste alcun piano allo studio riguardante operazioni di fusione di Stellantis con altri costruttori". E, sempre ieri, fonti vicine al ministero delle Finanze francese, hanno precisato che il governo di Parigi "continua a sostenere la strategia del Gruppo Renault di rimanere una casa automobilistica autonoma".

Nel frattempo si muovono anche i sindacati dei metalmeccanici che, almeno su questo terreno, hanno ritrovato una linea unitaria dopo le storiche divisioni seguite alla decisione della Fiom di non firmare l’accordo con Stellantis. Ieri, invece, le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro alla premier, Giorgia Meloni, ai ministri Urso e Calderone (titolare del Lavoro) insieme con l’Ad di Stellantis, Tavares con l’obiettivo di "aprire un tavolo di confronto puntuale sulla situazione degli stabilimenti italiani del gruppo e della rete di fornitura". De Palma, Benaglia e Palombella, segretari rispettivamente di Fim, Fiom e Uilm, ritengono che sia "necessario definire gli impegni futuri di Stellantis in Italia, il quadro delle missioni industriali per gli stabilimenti italiani, la loro messa in sicurezza sul piano dell’occupazione". Una richiesta che arriva il giorno dopo l’annuncio di un mese di cassa integrazione nello stabilimento Mirafiori di Torino.

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