Stellantis, voci sulle nozze con Renault. A Mirafiori scatta la cassa integrazione

Ma il presidente Elkann smentisce l’ipotesi di fusione: nessun piano allo studio. Silenzio dalla casa francese

Non c’è tregua sul fronte di Stellantis. A far salire la tensione è stato l’annuncio, ieri, di un nuovo mese di cassa integrazione per Mirafiori. Una mossa che molti osservatori e, in particolare, i sindacati, hanno collegato al monito lanciato appena la settimana scorsa dall’ad del gruppo Carlo Tavares, che non aveva escluso tagli nella fabbrica torinese (e in quella di Pomigliano) proprio per l’assenza di adeguati sussidi per lo sviluppo della mobilità elettrica. Una posizione che ieri la premier, Giorgia Meloni, ha definito "bizzarra", ricordando il miliardo di eco-incentivi appena stanziato dal governo.

Nel frattempo, da Parigi, tornano a rimbalzare le voci su un possibile intervento di salvataggio da parte di Stellantis della Renault. Un’operazione che sarebbe stata già "benedetta" dallo Stato francese, azionista del gruppo, ma che ieri è stata nettamente smentita dal presidente del gruppo, John Elkann: "Nessun piano allo studio. Siamo impegnati al tavolo automotive promosso dal ministero delle imprese che vede uniti il governo italiano con tutti gli attori della filiera nel raggiungimento di importanti obiettivi comuni per affrontare insieme la transizione elettrica". No comment, invece, da Renault: "Onestamente, non abbiamo alcuna informazione su questo argomento", si limitano a dire dal quartier generale della casa automobilistica francese. Anche se, per la verità, in un’intervista a Bloomberg, lo stesso amministratore delegato di Stellantis, Carlo Tavares, aveva preannunciato una stagione di riorganizzazione per i gruppi europei. Una sorta di viatico per possibili sinergie.

Nel frattempo, però, per i 2.260 lavoratori dello stabilimento Stellantis di Mirafiori impiegati sulle linee Maserati e 500 Bev, scatta un mese di cassa integrazione. Si lavorerà su un solo turno e a ritmo ridotto. "È un ulteriore segno delle difficoltà che da tempo segnaliamo per lo stabilimento", fanno sapere i vertici della Fim-Cisl.

Ancora più duro il giudizio del segretario della Fiom-Cgil di Torino, Edi Lazzi: "La nuova richiesta di cassa integrazione è una sciagura, dopo il mese di fermo produttivo a cavallo dell’anno, adesso siamo allo stop dal 12 febbraio, al 30 marzo. Sono sette settimane consecutive in cui le lavoratrici e i lavoratori perderanno parte del loro già magro salario". Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl, chiede a Tavares di assegnare un altro modello di "largo consumo" da affiancare alla 500 elettrica e di anticipare i lanci produttivi dei modelli Maserati.

Non si placa, infine, la polemica politica. Ieri è scesa direttamente in campo la premier, Giorgia Meloni che ha sparato a zero su Tavares: "Penso che un amministrato delegato di una grande società sappia che gli incentivi non possono essere rivolti a una azienda nello specifico e penso che si sappia anche che noi abbiamo appena investito un miliardo sugli eco-incentivi".

Il governo da parte sua, assicura la presidente del Consiglio, è "sempre disponibile e aperto per tutto quello che in Italia può produrre posti di lavoro" ma "se invece si ritiene che produrre in altre nazioni sia meglio, non posso dire niente ma poi non mi si dica che l’auto prodotta è italiana e non si venda come italiana" perché "il rapporto deve essere equilibrato". Più diretto il giudizio del leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini: "Con tutto quello che agli italiani è costata l’ex Fiat, l’attuale Stellantis è l’ultima che può imporre, disporre o minacciare. Lo Stato è già entrato 18 volte nel capitale con i soldi dei cittadini. E’ troppo comodo fare il privato come lo hanno fatto questi signori che poi hanno trasferito all’estero sedi e stabilimenti".

Torna sulla questione anche il leader di Azione, Carlo Calenda: "Mi spiace ma Elkann non se la può cavare così. Deve spiegare in modo esaustivo e dettagliato quali piani ci sono per investimenti, fabbriche e occupazione in Italia. Assicurazioni che ha dato quando serviva la garanzia dello Stato e che sono state smentite da Tavares".

Ieri a Piazza Affari il titolo di Stellantis, partito in forte calo, ha chiuso la seduta con un calo contenuto a -0,8%.

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