Lunedì 22 Aprile 2024

Il futuro di Stellantis, i sindacati: "A Mirafiori mancano le commesse". Quasi mille operai in solidarietà

"Ammortizzatori fino alla fine dell’anno per chi lavora sulle Maserati". Il ministro Urso ribadisce che la ricerca di un altro produttore non si ferma: già molti si sono fatti avanti

Carlos Tavares, Ceo Stellantis (Ansa)

Carlos Tavares, Ceo Stellantis (Ansa)

Roma, 21 marzo 2024 – Il ministro Adolfo Urso attende lo stato maggiore di Stellantis al tavolo dedicato per verificare quella che l’ad del gruppo, Carlos Tavares, ha definito, in un’intervista al nostro giornale, la centralità dell’Italia nella strategia dei nuovi investimenti della multinazionale. Ma lo stesso responsabile del dicastero di Via Veneto non molla la presa sulla ricerca di un nuovo produttore di auto da accogliere in Italia ("Cresce ogni giorno il numero di coloro che vogliono investire nel nostro Paese"). E questo sebbene lo stesso ceo di Stellantis abbia messo in guardia sullo sbarco dei cinesi: servono più consumatori, non più produttori. Ma, a stretto giro, a rilanciare l’allarme sul futuro degli stabilimenti italiani e, nello specifico di Mirafiori, sono i sindacati. Ieri hanno fatto sapere che Stellantis ha comunicato che scatterà il contratto di solidarietà, fino al termine dell’anno, per tutti i lavoratori, 968, che nello stabilimento Mirafiori di Torino sono dedicati alla produzione dei modelli Maserati. Non solo.

A questa notizia si aggiunge quella su un’ulteriore fermata su 500bev, dal 25 marzo al 2 aprile, determinata dalla mancanza di commesse. Da qui la reazione dei sindacati. "Riteniamo che il passaggio dalla cigo al contratto di solidarietà – avvisano i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr tornesi – rappresenti il consolidamento della prospettiva peggiore ovvero la riduzione ai minimi termini della produzione Maserati su Torino, dopo la soppressione dei modelli berlina e suv". Non basta. "Con questa decisione c’è un’escalation dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali che diventano, a questo punto, strutturali – spiega il segretario della Fiom Torino Edi Lazzi –. Continua così il declino industriale di Torino e la realtà fa a pugni con le parole dell’amministratore delegato di Stellantis Carlos Tavares che continua a parlare a mezzo stampa, dipingendo un quadro astratto non conforme alla concretezza degli eventi. Per tali ragioni lo sciopero di tutto il settore automotive per il 12 aprile a Torino è più che mai necessario".

Sulla stessa linea i politici torinesi, a cominciare dal presidente del Piemonte, Alberto Cirio: "A Stellantis chiediamo molta concretezza, è necessario che alle dichiarazioni seguano i fatti. Abbiamo bisogno che si facciano macchine e quindi continuiamo a chiedere che venga intensificata la produzione, e in questo siamo in linea con le posizioni del governo". E, proprio tornando al governo, se da un lato Urso sottolinea il cambio di passo dei vertici di Stellantis rispetto all’Italia e allo stesso rapporto con il governo, dall’altro, insiste sull’esigenza di ricercare un nuovo produttore per l’Italia. "Abbiamo già presentato le condizioni del nostro Paese, le sue straordinarie performance ad alcuni gruppi di auto sia orientali sia occidentale – fa sapere – e non vi dico il numero ma quasi ogni giorno cresce il numero di coloro che guardano all’Italia per investimenti". E dunque: "I produttori di auto che non hanno ancora stabilimenti in Europa o ne hanno troppi pochi hanno puntato sul nostro Paese per realizzare investimenti produttivi sia sull’auto sia sulle componenti a cominciare dalle batterie elettriche. È normale che sia così perché se l’Europa si chiude o pone delle barriere come gli Stati Uniti per tutelarsi dalla concorrenza sleale, guardano all’Europa e tendono a dire: vengo in Italia".

Il punto è che, su questo terreno, lo stesso Tavares ha spiegato: "Se ci sono più concorrenti combatteremo, come facciamo oggi. Ma il punto è un altro: non è che se ci sono più fabbriche, automaticamente ci sono più clienti e più automobili vendute. Oggi abbiamo bisogno di più consumatori, di più aiuto ai consumatori, non di più produttori in Italia. Abbiamo già abbastanza impianti per produrre un milione di veicoli in Italia, e credo che i sindacati la pensino allo stesso modo perché più impianti sottoutilizzati possono portare difficoltà sociali perché in tal caso alcune fabbriche potrebbero dover produrre con un tasso di capacità ridotto".

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