Spotify, la vendita di biglietti non decolla

Il colosso svedese fondato nel 2006 sarebbe agli sgoccioli, almeno a giudicare dai drastici tagli al personale impiegato in una divisione nata ad agosto 2022

Spotify, il ticketing non decolla

Spotify, il ticketing non decolla

Roma, 12 gennaio 2024 – Lanciarsi in un nuovo business è sempre complicato, anche se ti chiami Spotify e se il tuo nuovo ramo d'azienda è il 'ticketing', ossia una costola di quella stessa industria musicale di cui la piattaforma svedese è un attore di punta. Tanto complicato che, a quanto pare, l'avventura nel comparto biglietteria del colosso fondato nel 2006 da Daniel Ek e Martin Lorentzon sarebbe agli sgoccioli, almeno a giudicare dai drastici tagli al personale impiegato in una divisione nata appena ad agosto 2022. Del resto, dare improvvisamente il benservito a 1.500 persone (il 17% del totale degli impiegati del gruppo) dopo averne licenziate altre 700 tra il gennaio e il giugno dello scorso anno è un segnale piuttosto chiaro, soprattutto se la stragrande maggioranza di loro lavorava proprio in seno a Spotify Tickets. E ora, se vorrà evitare la retromarcia sul ricco mercato delle biglietterie di concerti e integrare il lavoro di uno staff ormai sotto organico, la creatura del ceo Ek dovrà quasi certamente ricorrere a un'acquisizione esterna. Questo, almeno, è quanto sostengono gli esperti di una testata specializzata come TheTicketingBusiness.com. Sulla base del fatto che a rivelarsi poco performante, negli ultimi mesi, sarebbe stata proprio l'infrastruttura digitale di vendita dei tagliandi creata ad hoc da Spotify, incapace di reggere il confronto con quelle dei maggiori concorrenti, e sulla base di come agli ingegneri sopravvissuti al taglio sarebbe stato confermato l'impegno dell'azienda a mantenere attiva la divisione ticketing. Se uno più uno fa due, quindi, serviranno competenze esterne per colmare il gap con i competitor e salvare gli investimenti fatti in passato. Anche perché questo colosso da 226 milioni di utenti paganti (+6 milioni nel solo terzo trimestre 2023) poggia su margini di guadagno ben più esigui di quanto penseremmo. Nonostante la continua crescita delle sottoscrizioni, infatti, per ogni dollaro di ricavi 70 centesimi finiscono ai proprietari dei diritti delle canzoni che ascoltiamo su Spotify, che poi deve coprire con 30 centesimi anche tutte le altre voci di spesa. Se pensiamo alla mole infinita di arte e cultura (tra podcast, canzoni, intere opere liriche, programmi radiofonici e tanto altro) dalla quale Spotify può trarre profitto, i 32 milioni di dollari di risultato netto del periodo luglio-settembre 2023 non rappresentano certo un risultato eclatante agli occhi di un osservatore comune.

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