Il futuro dell’automobile, il progetto: "Un secondo costruttore in Italia"

Il ministro Urso annuncia la ricerca di una nuova casa oltre Stellantis.Occhi puntati su Asia e Nord America

Adolfo Urso, 66 anni, ministro delle Imprese e del Made in Italy, con Carlos Tavares, 65, amministratore delegato di Stellantis

Adolfo Urso, 66 anni, ministro delle Imprese e del Made in Italy, con Carlos Tavares, 65, amministratore delegato di Stellantis

Si guarda all’Asia e al Nord America. È in queste direzioni che, secondo fonti beninformate, si muove il governo e, nello specifico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy per far arrivare in Italia un secondo produttore di auto. Un obiettivo che il responsabile del dicastero di Via Veneto persegue già da qualche mese e che entro i prossimi mesi dovrebbe tradursi in accordi con investitori e gruppi intenzionati a creare o rilevare impianti e stabilimenti nel nostro Paese.

Un’operazione considerata strategica dall’esecutivo Meloni e che si inquadra nell’ambito del programma complessivo di rilancio dell’automotive e di incentivazione del ricambio del parco vetture nazionale. "Aumentare le produzioni in Italia è l’obiettivo di questo governo", ha spiegato il ministro Adolfo Urso anche in una recente intervista al nostro giornale, specificando come il reshoring e l’attrazione degli investimenti (innanzitutto quelli strategici) siano al centro degli interventi di agevolazione introdotti negli ultimi mesi. E tra ieri e l’altro giorno, in un tour tra Potenza, Melfi e Matera, luogo di uno storico polo dell’auto, Urso ha insistito: "La rotta è quella di aumentare la produzione in Italia, salvaguardando la filiera dell’indotto: da qualche mese stiamo lavorando a far insediare in Italia un’altra casa automobilistica. L’Italia, il cui problema risale all’Alfa Romeo, è l’unico Paese europeo produttore di auto ad avere una sola casa automobilistica e su una sola casa automobilistica, per quanto brava possa essere, non si regge l’indotto".

Alcune settimane fa, del resto, i vertici di Fim, Fiom e Uilm torinesi avevano rotto "il tabù del produttore automobilistico unico: a Torino deve arrivare un altro costruttore. Nessun pregiudizio sui cinesi, purché – avevano messo in evidenza i rappresentati sindacali – rispettino le regole europee e italiane. Soltanto attraverso il rilancio di Mirafiori l’indotto può riprendere a camminare". Dunque, ha incalzato il ministro, "incentiveremo la realizzazione di nuovi stabilimenti produttivi a favore di altri soggetti intenzionati a farlo, da qualsiasi Paese provengano".

Lo scouting , in realtà, è in corso da mesi, ma, secondo indiscrezioni, nelle ultime settimane si sta indirizzando verso gruppi che hanno i loro quartieri generali in Asia e in Nord America. Le trattative sono in corso e sono coperte da un elevato livello di riservatezza per la loro delicatezza con l’obiettivo di riuscire a arrivare a una sorta di short list di potenziali investitori e produttori con i quali aprire il negoziato finale su condizioni, localizzazioni e target occupazionali e produttivi dell’investimento.

Ma se questo è il futuro più o meno prossimo dell’automotive italiano, il presente riguarda principalmente il Piano incentivi per il 2024 e le preoccupazioni per gli stabilimenti Stellantis e i relativi indotti. In particolare, il ministro ha indicato che domani i gruppi di lavoro tecnico su Stellantis si riuniranno per esaminare stabilimento per stabilimento le prospettive occupazionali e i rapporti con l’indotto. Ma "per favorire la produzione in Italia – ha insistito – il prossimo primo febbraio durante il tavolo sull’automotive presenteremo il piano di incentivi da un miliardo che consentirà di rottamare le auto più vecchie del Paese favorendo l’acquisto di auto italiane".

Nello specifico, nella bozza del pacchetto in cantiere si indicano tre obiettivi da raggiungere: 1) cambiare il parco auto circolante in Italia, che è uno dei più vecchi d’Europa (oltre 11 milioni di vetture Euro 3 o inferiori); 2) sostenere e supportare le famiglie meno abbienti (extra bonus del 25% per Isee sotto i 30mila euro); 3) rimodulare gli strumenti incentivanti per stimolare l’acquisto di auto effettivamente prodotte in Italia. L’intervento riguarda i privati, ma anche veicoli commerciali, taxi e noleggi a lungo termine. Vengono potenziati in modo significativo soprattutto gli incentivi per l’elettrico, ma anche per le auto ibride plug-in, con agevolazioni anche per le auto non elettriche ma che rientrano in emissioni 61-135 grammi.

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