Sciopero del commercio. Contratti bloccati da anni: "Lavori sempre più poveri. Pronti a fermarci ancora"

Astensione del terziario e manifestazioni in tutta Italia per gli adeguamenti salariali. I sindacati: "Punte di adesione del 100%. È un’emergenza, lo Stato intervenga". Le associazioni di categoria aprono al confronto: "Distanze non insormontabili".

Sciopero del commercio. Contratti bloccati da anni: "Lavori sempre più poveri. Pronti a fermarci ancora"
Sciopero del commercio. Contratti bloccati da anni: "Lavori sempre più poveri. Pronti a fermarci ancora"

"Non si finisce la mobilitazione con uno sciopero", promette il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri dalla manifestazione romana per i rinnovi dei contratti del terziario che languono da oltre 3 anni. Perché "il 2024 dev’essere l’anno del rinnovo dei contratti nazionali", gli fa eco da Milano il leader della Cgil Maurizio Landini. Avvertendo che, "se questo non avviene, siamo pronti a una mobilitazione che sostenga tutte le categorie". Che sono in tante, compreso il pubblico impiego, ad attendere rinnovi contrattuali che adeguino i salari al caro-vita degli ultimi anni.

Non ha impedito il compulsivo consumismo pre-natalizio lo sciopero proclamato ieri dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per il rinnovo di 10 contratti collettivi degli oltre 5 milioni di lavoratori dei settori del commercio e del turismo. Molti marchi del settore hanno fronteggiato le astensioni per l’intera giornata degli addetti di distribuzione, turismo, ristorazione che hanno organizzato sciopero e cortei di alcune migliaia di persone a Milano, Bologna, Roma, Napoli, Palermo e Cagliari. I sindacati confederali si compiacciono comunque dell’adesione alla modalità "senza precedenti" dello sciopero organizzato per riunire 10 vertenze contrattuali. Se i datori minimizzano adesioni e disagi per gli utenti, secondo i sindacati l’adesione all’agitazione "ha registrato una media del 70% nei diversi settori del terziario, con punte del 100% in alcuni punti vendita della distribuzione commerciale e unità produttive, del turismo e della ristorazione collettiva e commerciale".

Si tratta di uno dei mantici dell’occupazione in Italia, che impiega oltre un lavoratore dipendente su quattro, in particolare donne e giovani. E tuttavia caratterizzato da "lavoro in prevalenza povero: con stipendi bassi, orari ridotti, flessibilità esasperata e forte presenza di nero", come spiega il segretario della Uiltucs Paolo Andreani. A fronte di contratti fermi da oltre tre anni, le posizioni tra sindacati e datori rimangono ancora distanti, coi primi che chiedono adeguamenti salariali dell’ordine dei 250-300 euro lordi mensili e i secondo fermi a quota 160, da cui sottrarre tagli a 14esime, scatti di anzianità e permessi retribuiti.

Per il leader della Uil Bombardieri si tratta di avere "risposte rispetto alla perdita di potere d’acquisto che registriamo da due anni, contro una flessibilità selvaggia e per rivendicare la redistribuzione per un settore che va benissimo". Ma il fatto è che "c’è un’emergenza salariale che riguarda tutto il Paese", nota il segretario della Cgil Landini. "Bisogna tutelare i salari dall’inflazione e innovare le relazioni sindacali in questo settore centrale e strategico per tutta l’economia del Paese", scrive via social il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra. Chiedendo che "si riprenda subito il confronto e le trattative per assicurare ai lavoratori dei comparti il sacrosanto diritto alla contrattazione". Esortazione fatta propria dalla vice presidente di Confcommercio Donatella Prampolini Manzini: "Dopo le Feste siamo sicuri che ripartiremo tutti con l’obiettivo di poter traguardare al più presto il tanto atteso rinnovo contrattuale – dice –, consapevoli che le distanze che hanno caratterizzato il recente conflitto non sono poi così insormontabili".

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