Sale il gettito fiscale, non le tasse. Il Fisco incassa 28 miliardi in più

I dati della Cgia: crescita, incremento dell’occupazione e inflazione. Il surplus vale l’1,4 per cento del Pil

Ernesto Maria Ruffini, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate

Ernesto Maria Ruffini, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate

Ci sono 28 miliardi in più nelle casse dell’Erario nei primi dieci mesi di quest’anno (+4,4%) rispetto all’analogo periodo del 2022. Eppure le tasse non sono aumentate, anzi la pressione fiscale su famiglie e imprese è leggermente scesa: la previsione per il 2023 è del 42,5%, lo 0,2% in meno dell’anno scorso. Il maggior gettito riscosso finora è pari a 1,4 punti di Pil, ed è destinato ad aumentare di parecchi miliardi: non sono ancora conteggiati gli incassi delle scadenze fiscali di novembre e dicembre. Sono i numeri elaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre: nelle case dell’Erario sono entrati 660.779 milioni di euro contro i 632.738 dello stesso periodo 2022.

Come si arriva a un aumento del gettito senza aumento della pressione fiscale? È il risultato di alcuni fattori concomitanti: la moderata crescita economica avvenuta nel 2023, l’aumento dell’inflazione, l’incremento dell’occupazione e il rinnovo di alcuni contratti di lavoro. Va ricordato anche che con la fine del 2022 è scomparso anche il taglio delle accise sui carburanti, che era stato applicato per una buona parte dell’anno scorso.

Pressione fiscale in calo, si è detto, ma non tutte le tasse sono scese: l’Ires e l’Irpef sono state le imposte dirette che in questi primi 10 mesi dell’anno sono cresciute di più: +15,7% la prima (+4,3 miliardi di euro), +8,2% (+13,6 miliardi di euro) la seconda. Tra le imposte indirette, invece, il gettito dell’Iva è aumentato dell’1,7 per cento (+2,2 miliardi di euro). Ciononostante, torneremo nel 2023 al valore di tassazione pre Covid: sopra la media dei 27 Paesi Eu (40,6%), ma sotto i valori di Danimarca (48,1,%), Francia (45,1%) e Belgio (43,6%).

Come ampiamente riportato negli ultimi giorni, nel 2024 ci sono molte novità fiscali che entreranno in vigore. Eccone alcune: per i lavoratori autonomi in regime forfettario con compensi superiori ai 25 mila euro sarà obbligatorio emettere la fattura elettronica; per le imprese verrà altresì abrogata l’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), mentre è destinato a tornare in vigore il Concordato preventivo biennale. Per i lavoratori dipendenti, i fringe benefits saranno più estesi, verrà confermata per un altro anno la riduzione del cuneo fiscale per i redditi inferiori a 35 mila euro (costo totale pari a 10 miliardi di euro), ed è prevista una riduzione del canone Rai da 90 a 70 euro.

Gli aumenti invece riguarderanno l’aliquota Iva che torna al 10% per i prodotti per l’igiene femminile (assorbenti, tamponi, etc.) e per alcuni prodotti per l’infanzia (pannolini, latte in polvere, etc.). Sale dal 21 al 26% l’aliquota della cedolare secca sulle locazioni brevi (a partire dal secondo immobile locato) e, infine, sono destinate ad aumentare le accise sulle sigarette.

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