Le ferite della seconda guerra mondiale erano ancora fresche. In quella Firenze che cercava di rialzarsi nove ex partigiani riuscirono, non senza fatica, a dar vita a una piccola società, racimolando 500 lire come capitale sociale. Si chiamava allora Lat. La prima commessa conquistata fu quella per pulire le carrozze dei treni delle Ferrovie dello Stato, alla Stazione di Santa Maria Novella. Un lavoro duro e faticoso. A oltre settant’anni dalla fondazione in quel 1 febbraio 1946 la Lat è diventata Cooplat, ha cercato di non disperdere lo spirito anche mutualistico che aveva ispirato i suoi primi anni sposandolo con le ragioni d’impresa.

Oggi Cooplat è cresciuta parecchio, conta 2300 dipendenti, un migliaio dei quali sono soci. Opera soprattutto in Toscana ma è presente anche in Lombardia, Piemonte e nel Lazio. Si è specializzata nel facility management, ossia nel fornire alle aziende quelle attività per certi versi accessorie a quella principale, il cosiddetto "core business". Il fatturato è di circa 70 milioni di euro. Dal luglio dello scorso anno presidente è Andrea Ballerini (nella foto), 39 anni, in Cooplat dal 2009. Resterà in carica fino al 2023.

Ballerini, chi sono i vostri clienti?

"Per il 50% si tratta di clienti privati, per l’altra metà pubblici. Nel settore pubblico una fetta importante del nostro fatturato viene dal comparto sanitario, con le pulizie e manutenzioni nelle Asl, negli ospedali, Careggi a Firenze, quelli di Pistoia, di Prato. Una attività che ci vede in questo periodo impegnati al massimo. Facciamo anche manutenzione e riqualificazione di impianti termici, per assicurare alle Asl riduzioni dei consumi".

I servizi pulizie di Cooplat sono molto importanti in questo periodo negli ospedali...

"Oggi sento molta retorica su questo fronte. Per anni abbiamo davvero fatto fatica a operare poiché ci trovavamo sempre di fronte a tagli di servizi, a riduzioni di spesa nella sanità. Ci siamo trovati a doverci cimentare con chi nel nostro settore badava poco alla qualità e alla tutela delle condizioni di lavoro. Oggi credo che questa emergenza ci debba far riflettere".

E i vostri clienti privati?

"Siamo presenti nella grande distribuzione e negli ultimi sei anni abbiamo sviluppato attività nel settore moda, in cui abbiamo molti clienti, per i quali oltre a servizi di pulizia facciamo anche attività di logistica, partecipiamo all’organizzazione di sfilate e ne gestiamo i servizi di assistenza. Noi siamo nati nel dopoguerra come azienda di pulizie, ma il nostro obiettivo è ampliare il raggio d’azione. E lo facciamo puntando anche fuori dalla Toscana. Di recente abbiamo acquisito come cliente Reale Mutua, a Torino, per la quale gestiamo i servizi che vanno dalle pulizie all’accoglienza, alla manutenzione degli immobili".

Quale impatto ha su Cooplat la crisi provocata dal nuovo virus?

"Grazie alle pulizie, abbiamo avuto un incremento nella grande distribuzione, negli ospedali, nelle Asl, nel trasporto pubblico locale. Qui abbiamo aumentato il fatturato ma, devo dire, sostenendo anche costi molto elevati. Tanto per fare un esempio, in due mesi abbiamo speso in dispositivi di protezione individuale per il personale più di quanto spendevamo in due anni".

In altri comparti invece siete fermi anche voi.

"Certamente. Ad esempio, siamo fermi a Livorno dove per il Comune avevamo il servizio di trasporto e sporzionamento all’interno delle mense scolastiche, così come siamo fermi nel comparto moda anche se qui qualcosa comincia a riaprire. Il saldo comunque non sarà positivo per noi".

Quale ruolo hanno le tecnologie per lo sviluppo di Cooplat?

"Quello di arricchire i servizi svolti. Con sistemi tecnologici che ci consentono il monitoraggio dei livelli delle cariche batteriche negli ospedali ad esempio. O con apparecchiature ottimizzare i consumi energetici".