Lunedì 22 Luglio 2024

L’Italia frena più del previsto, Pil del secondo trimestre a -0,4%

Rivista al ribasso la stima diffusa il 31 luglio che prevedeva un -0,3%. Male consumi e investimenti

Rallenta il Pil nel secondo trimestre (Ansa)

Rallenta il Pil nel secondo trimestre (Ansa)

Roma, 1° settembre 2023 - L'economia italiana frena più del previsto. Nel secondo trimestre del 2023 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente ed è cresciuto dello 0,4% nei confronti del secondo trimestre del 2022. E’ quanto reso noto dall’Istat che ha rivisto al ribasso la stima diffusa in via preliminare il 31 luglio di una riduzione congiunturale dello 0,3% e di una crescita tendenziale dello 0,6%. 

La variazione acquisita del Pil per il 2023 è pari, alla luce dei dati aggiornati del secondo trimestre, a +0,7%. Rivista anche qui la stima di fine luglio, pari a +0,8%. L'acquisita è la variazione del Pil che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell'anno.

La flessione del Pil nel secondo trimestre dell'anno è stata determinata soprattutto dall'andamento della domanda interna (incluse le scorte), mentre quella estera ha fornito un contributo nullo. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,7 punti percentuali alla variazione del Pil: nullo il contributo dei consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private, -0,4 quello degli investimenti fissi lordi e -0,3 quello della spesa delle amministrazioni pubbliche. Le scorte hanno contribuito positivamente (per 0,3 punti percentuali). È risultato nullo il contributo della domanda estera netta.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono in diminuzione, con un calo dello 0,3% dei consumi finali nazionali e dell'1,8% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono anch'esse diminuite, entrambe in misura pari allo 0,4%. Si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente dell'1,3%, dell'1,4% e dello 0,1%. 

“L'economia italiana rallenta più del previsto. La conferma, come purtroppo ci aspettavamo, arriva dai dati Istat che evidenziano come il rialzo delle previsioni di crescita per il 2023, apportate dalle organizzazioni internazionali negli scorsi mesi, sia stato troppo frettoloso. La stima più plausibile per l'intero anno in corso ci sembra 0,7%, visto che il secondo semestre non è cominciato sotto i migliori auspici: per il terzo e quarto trimestre valutiamo, infatti, in media una crescita nulla". Così, in una nota, Confesercenti.

"Le stime dell'Istituto di statistica sono in linea, inoltre, con quanto riscontrato con il clima di fiducia delle imprese: la componente del Pil legata ai consumi continua a registrare risultati negativi - spiega l'associazione di categoria -. Dati preoccupanti che invitano alla riflessione: in un quadro in cui le nascite di imprese del commercio sono crollate, con una sola apertura ogni due chiusure di attività nei primi sei mesi dell'anno, con l'erosione del potere d'acquisto delle famiglie che non si arresta ed una inflazione che potrebbe registrare un andamento al rialzo nei prossimi mesi, occorrono interventi immediati e decisi a sostegno dell'economia. A partire proprio dai consumi: gli spazi di manovra si restringono, per cui è necessario puntare con forza su misure che possano far ripartire la spesa delle famiglie. Da questo punto di vista, la detassazione degli aumenti contrattuali e delle tredicesime è la via maestra da seguire per dare un impulso determinante alla domanda interna. Senza dimenticare di accelerare le procedure di spesa dei fondi del PNRR, fondamentali per la crescita ed il rilancio della nostra economia".