Piero Angela, 52 anni fa: "L’uomo cambi approccio. O la terra si consumerà"

Esce un libro-dialogo con lo storico collaboratore Massimo Polidoro "Risorse finite? Se non è tutto falso, significa che finirà tutto. E indagai".

Piero Angela, 52 anni fa: "L’uomo cambi approccio. O la terra si consumerà"

Piero Angela, 52 anni fa: "L’uomo cambi approccio. O la terra si consumerà"

Piero Angela, quando hai iniziato, di preciso, a interessarti ai problemi sociali e ambientali che il nostro pianeta si trova ad affrontare?

"Direi dal 1972, quando è uscito il celebre rapporto ‘I limiti dello sviluppo’, commissionato dal Club di Roma al Massachusetts Institute of Technology di Boston (...). In quel rapporto, dopo avere esaminato, pur con le tecnologie limitate dell’epoca, i principali dati relativi allo sviluppo economico (popolazione, produzione industriale, risorse, cibo, inquinamento) emergeva una conclusione molto chiara: attenzione, si diceva, continuando di questo passo rischiamo di arrivare al collasso totale molto prima del 2100. (...). Rimasi molto colpito e pensai: o quello che c’è scritto qui è falso o impreciso, e allora bisogna capire che cosa c’è di fondato, oppure è vero e allora è necessario cambiare radicalmente ogni cosa".

E che cos’hai fatto?

"Ho voluto subito incontrare colui che aveva dato il via a tutto questo, cioè il fondatore del Club di Roma, Aurelio Peccei. (...) Era partito da una semplice domanda: dove va il mondo in questa fase? E così, per provare a capirlo, aveva chiesto a un team di esperti del Mit di provare a vedere che cosa sarebbe venuto fuori se si fosse inserito in un elaboratore questo complesso intreccio di cose: tecnologia, aumento della popolazione, consumi, inquinamento (...).

Le conclusioni?

"Ti riporto le parole di Peccei: ‘(...) È un po’ come se l’umanità fosse un equilibrista sul filo, che deve aggiustare continuamente l’asta per procedere senza cadere: solo che se il nostro funambolo continua a crescere in altezza e ad aumentare di peso è inevitabile che il filo, a un certo punto, si spezzi".

È lo stesso discorso che vale per tutte le specie viventi, che sopravvivono solo se, di fronte alle trasformazioni dell’ambiente, riescono a fornire una risposta adeguata.

"Precisamente. E se questa risposta non arriva subentra la morte, cioè la rottura definitiva degli equilibri interni di una struttura vivente. (...) È un meccanismo inesorabile. Come dicevano i nostri vecchi: “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca".

Che reazioni ottenne quello studio?

"Grande scalpore. Accesi dibattiti. Cambiamenti concreti? Zero. Visto che la crisi annunciata non si è materializzata, dissero poi alcuni, allora significa che nuovi adattamenti e innovazioni tecnologiche, che non si possono prevedere in anticipo, sono in grado di superare i limiti. Secondo questa visione sarà lo sviluppo stesso a creare nuove risorse. Perché le risorse non sono qualcosa di fisso, stabilito una volta per sempre, ma vengono via via create dall’uomo stesso, come insegna l’esperienza del passato". Per la mia serie, “Dove va il mondo?”, avevo incontrato negli Stati Uniti un famoso studioso delle problematiche del futuro, Herman Kahn, un superottimista riguardo a questi temi. (...). Il suo ragionamento era interessante: ‘Sa come si dice oggi? Che la Terra è un po’ come una pentola di minestra: se con un mestolo distribuisci minestra ai commensali dopo un po’ il livello diminuisce, finché a un certo punto non ce n’è più, e questo è l’esaurimento delle risorse’. E poi continuava: ‘In realtà, nell’economia e nella tecnologia non è più così: ogni volta che si tira fuori una mestolata di minestra, il livello della pentola aumenta, perché con il carbone si riesce a far girare macchine, creare sviluppo, il quale è in grado di inventare nuove macchine e nuova energia. Una catena che si autofertilizza e quindi le risorse aumentano perché si tirano fuori da altre fonti che prima non erano accessibili e dunque, in quest’ottica, la crescita può continuare all’infinito’".

Ma...?

"Ma il problema nel mondo di oggi è che il ragionamento della pentola che non si esaurisce mai si è sgretolato di fronte alle conseguenze derivanti dall’uso del carbone e degli altri combustibili fossili, che stanno alterando in maniera sempre più pesante il clima con conseguenze devastanti per la vita stessa del pianeta. Kahn lo riconosceva già cinquant’anni fa: ‘La nostra è una società che si autogenera’ disse, ma aggiunse: ‘Tutto questo però non è vero se sono vere quelle storie dei cambiamenti climatici. Se è così, il mio discorso cade’.

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