Una donna calcola la sua pensione (Pressphoto)
Una donna calcola la sua pensione (Pressphoto)

Roma, 9 agosto 2018 - Far partire subito quota 100 e tagliare le pensioni d'oro. Si muove su questo doppio binario la strategia del governo in tema di previdenza. Uno dei passaggi fondamentali è proprio la sforbiciata agli assegni sopra i 4mila euro, tetto abbassato rispetto ai 5mila previsti inizialmente. Da questa modifica dovrebbero arrivare le risorse per consentire l'aumento delle pensioni minime dai 450 euro lordi ai 780. E la cosiddetta quota 100, cioè la somma tra contributi versati e l'età di pensionamento, dovrebbe consentire a una platea di 400mila persone l'uscita anticipata dal lavoro. Ancora da stabilire invece se si farà anche "quota 41", vale a dire la possibilità di lasciare il lavoro a qualsiasi età avendo versato contributi per 41 anni (e mezzo).

PENSIONI D'ORO - Già il mese scorso, la maggioranza di governo aveva abbassato la soglia oltre cui le pensioni sono considerate "d'oro": si era passati dai 5mila euro netti mensili previsti inizialmente ai 4mila. Abbassare il tetto per raccogliere più risorse da destinare all'aumento delle pensioni minime, dunque. Il testo presentato alle Camere dai due partiti di governo prevede ora il ricalcolo contributivo degli assegni sopra i 4mila euro: riguarderebbe una platea di 100mila persone (e non più 30mila come nel caso del tetto dei 5mila euro). Nelle intenzioni di Lega e Movimento 5 Stelle, si potrebbero risparmiare 500 milioni di euro l'anno di minori spese previdenziali. Soldi che andrebbero direttamente all'innalzamento delle pensioni minime, cavallo di battaglia della maggioranza giallo-verde, da 450 a 780 euro al mese. Da notare che l'intervento sulle pensioni d'oro è stato a lungo teorizzato anche dal presidente dell'Inps Tito Boeri.

QUOTA 100 - Un altro cavallo di battaglia di Lega e M5S, su cui è stata trovata subito la convergenza tra le due anime di governo, è la riforma della legge Fornero. E nella prossima legge di Bilancio sarà inserita appunto la misura che punta a facilitare l'uscita anticipata dal lavoro: tutto ruota intorno al meccanismo della cosiddetta "quota 100", vale a dire la somma tra contributi versati ed età. Nella prima fase dovrebbero essere coinvolte circa 400mila persone. Ancora da stabilire invece se si farà anche "quota 41", cioè la possibilità di lasciare il lavoro a qualsiasi età, avendo versato contributi per 41 anni e mezzo. Il limite minimo dell'età per quota 100 dovrebbe essere fissato a 64 anni: la misura dovrebbe costare così 4 miliardi di euro. Va ricordato che in uno scenario con quota 100 senza vincoli di età e con in più la pensione di anzianità, il costo salirebbe a 14,4 miliardi già in partenza, secondo l'ipotesi formulata dall'Inps (per poi salire fino a 21 miliardi nel 2028). Per quanto riguarda il capitolo risorse, il governo si attende un gettito di 3,5 miliardi dalla "pace fiscale", la sanatoria sulle cartelle che dovrebbe partire a gennaio 2019.