Mercoledì 29 Maggio 2024
CLAUDIA MARIN
Economia

Pensioni, gli aumenti di aprile spiegati bene: chi guadagna (e chi perde) con la nuova rivalutazione

Ecco che cosa prevedono le sei fasce del 2023 e qual è l’impatto sui pagamenti

Roma, 4 aprile 2023 –  Da qualche giorno è scattata la nuova tornata mensile di pagamento delle pensioni. E da aprile è entrata definitivamente a regime anche la messa a punto della rivalutazione degli assegni sulla scorta delle nuove regole e dei nuovi criteri fissati nella legge di Bilancio per il 2023.

Approfondisci:

Riforma delle pensioni al palo. Non ci sono soldi: verso la proroga di Quota 103

Riforma delle pensioni al palo. Non ci sono soldi: verso la proroga di Quota 103

Pensioni, la rivalutazione con il metodo delle fasce
Pensioni, la rivalutazione con il metodo delle fasce

Acquisite le date di pagamento del mese in corso secondo il calendario messo a punto dall’Inps tra banche, Poste, accrediti sui conti e pagamenti in contanti, si può dire che l’operazione adeguamento degli assegni all’inflazione è compiuta. E, dunque, dopo che nel mese di marzo anche le pensioni superiori a 4 volte il trattamento minimo hanno ricevuto gli adeguamenti previsti, con l’aggiunta degli arretrati, da aprile nel cedolino si troveranno solo gli adeguamenti a regime senza gli arretrati. Mettiamo di nuovo in fila i termini della rivalutazione valida per quest’anno. Per il 2023 dal sistema degli scaglioni si è tornati al metodo delle fasce, che risulta più penalizzante sull’importo dell’assegno perché la sforbiciata si applica su tutto l’importo del trattamento.

Le 6 fasce varate attualmente valide sono:

  •  100% sulle pensioni fino a 4 volte il minimo (2.102 euro)
  •  85% sulle pensioni tra 4 e 5 volte il minimo (2.102-2.627 euro)
  •  53% sulle pensioni tra 5 e 6 volte il minimo (2.627-3.152 euro)
  •  47% sulle pensioni tra 6 e 8 volte il minimo (3.152-4.203 euro)
  •  37% sulle pensioni tra 8 e 10 volte il minimo (4.203-5.254 euro)
  • 32% sulle pensioni oltre 10 volte il minimo (sopra 5.254 euro)

Quale è stato e quale è l’impatto della rivalutazione nuova sugli assegni in corso di pagamento? Coloro che prendono fino a 2.102 euro di pensione lorda al mese non subiscono tagli: l’aumento è del 7,3%, 73 euro in più mensili e 949 annui fino a mille euro, l’aumento è di 110 euro mensili e di 1.430 euro in un anno per trattamenti fino a 2 mila euro. Coloro che hanno assegni sopra i 2.102 euro, hanno incrementi sì, ma inferiori a quelli che avrebbero avuto se si fosse applicato il vecchio metodo. Gli assegni tra 4 e 5 volte il minimo ottengono il 5,6% anziché il 7,3% di inflazione. Tra 5 e 6 volte il minimo: il 3,87%. Tra 6 e 8 volte il minimo: il 3,43%. Tra 8 e 10 volte il minimo: il 2,70%. Oltre 10 volte il minimo: il 2,34%. Per chi prende 2.500 euro lordi mensili, la perdita è di 31 euro mensili e 403 euro annui. A 3.000 euro lordi si perdono 93 euro mensili e 1.203 euro annui. Con 4.000 euro lordi di pensione mensile il taglio dell’aumento è di 126 euro mensili e di 1.643 euro all’anno. A 5.500 euro si ottengono 218 euro mensili in meno e 2.829 euro annui.