Giuseppe Di Martino, presidente dell’omonimo gruppo Nel tondo a sinistra, Carlo Rotunno
Giuseppe Di Martino, presidente dell’omonimo gruppo Nel tondo a sinistra, Carlo Rotunno

La sfida, doppia, è arrivata all’improvviso. "Dovevamo e dobbiamo fare in modo che gli italiani possano continuare a mangiare pasta, ma anche garantire la massima sicurezza ai nostri dipendenti". Il gruppo Di Martino ha affrontato l’emergenza sanitaria legata al Coronavirus anticipando i tempi.

La realtà di Gragnano (Napoli), tra i principali produttori italiani di pasta e una forte presenza in Lombardia ed Emilia-Romagna dopo l’acquisizione di Grandi Pastai Italiani nel 2017, è riuscita a vincere la sua sfida. Prima di tutto grazie a un notevole sforzo organizzativo. "Il 21 febbraio scorso – ricorda Carlo Rotunno, direttore qualità e ricerca e sviluppo del gruppo – abbiamo costituito un comitato di crisi per trovare adeguate soluzioni". Rotunno è il responsabile del team di cui fanno parte anche il presidente Giuseppe Di Martino, i responsabili della qualità per le divisioni pasta secca e pasta fresca e i rispettivi responsabili della salute e della sicurezza.

"Uno dei nostri stabilimenti – continua il manager – è a Sesto ed Uniti, in provincia di Cremona. Dovevamo fare presto, io ero lì prima dell’istituzione della zona rossa. Così abbiamo agito insieme ai lavoratori, 450 in tutto il gruppo, prevedendo la distanza di sicurezza tra gli operatori, il divieto di contatti, l’igienizzazione e l’utilizzo di dispositivi di protezione, prima che tutto questo diventasse prassi. Siamo stati rigidi sin da subito, concentrandoci inizialmente sui siti produttivi dedicati al fresco, quelli di Sesto ed Uniti e Correggio". Poi è scattata la seconda fase. "Abbiamo spinto ancora oltre le misure di sicurezza – rivela Rotunno – prima di tutto con un utilizzo ancora più massiccio dei dispositivi di protezione individuale. Ci siamo concentrati sulle aree in cui era più difficile mantenere il metro di distanza tra le persone, per trovare le adeguate soluzioni. Le fabbriche sono diventate un posto sicuro. Molti impiegati ricorrono allo smart working, nei centralini sono stati posizionati pannelli divisori tra le postazioni, la consegna della merce avviene senza contatto con i trasportatori che non scendono dagli autocarri".

Procedure che hanno consentito al gruppo Di Martino di "riuscire a evitare, per ora, grosse interruzioni produttive. La domanda di pasta in questo periodo è aumentata molto". Eppure – nella fase attuale – l’emergenza sanitaria rischia di avere un impatto negativo soprattutto sulla logistica. "Il sistema sta cominciando ad avere problemi, perché molti trasportatori hanno ridotto le corse e anche le navi circolano meno rispetto al passato. Il nostro è un gruppo che vive soprattutto di export: le esportazioni pesano per oltre il 70% sul giro d’affari complessivo".

Rappresenta il made in Italy nel mondo, la realtà campana. Che è guidata dal presidente Giuseppe Di Martino, esponente di una famiglia che ha legato il proprio nome alla pasta da oltre un secolo. È considerato un vero e proprio guru del settore, l’imprenditore di Gragnano. Capace di creare un gruppo da 150 milioni di euro di fatturato, con 8 siti produttivi da Nord a Sud tra i quali una piccola fabbrica a Fico, il parco agroalimentare di Bologna. L’acquisizione di Grandi Pastai Italiani ha una valenza strategica, con prospettive di crescita nei comparti del fresco e del surgelato. "La proprietà – spiega Rotunno – ha progetti ambiziosi e intende portare avanti il progetto di sviluppo degli ultimi anni. Abbiamo ottime aspettative per il surgelato, categoria caratterizzata da un basso impatto ambientale. E vogliamo investire anche sui prodotti tipici locali: siamo in Emilia, la terra del buon cibo, intendiamo far valere questa presenza".

Per quanto riguarda l’export, il Regno Unito è il primo mercato di destinazione. Rotunno, manager con un passato in Unilever, ha lavorato a Londra per sei anni vivendo da vicino le vicende relative alla Brexit. "Il gruppo Di Martino – osserva – serve Oltremanica anche grandi catene come Tesco e Sainsbury’s. Il rapporto di fornitura con le realtà britanniche proseguirà, resta da capire se la Brexit genererà un impatto sui costi. Auspico che non ci sia alcun problema di dazi".