Giovedì 30 Maggio 2024
Monica Pieraccini
Economia

Come funziona la Pace edilizia 2024 di Salvini: cosa si potrà sanare e cosa no? Tutte le ipotesi

Il provvedimento mira a risolvere piccole difformità di natura formale e le irregolarità antecedenti al 1977

Roma, 5 aprile 2024 – Gli uffici del ministero delle Infrastrutture e Trasporti sono al lavoro per mettere a punto una bozza di misure salva-casa. Il provvedimento – che potrebbe arrivare in Parlamento come emendamento oppure contenuto in un nuovo decreto – consentirebbe ai proprietari di immobili di regolarizzare piccole difformità o irregolarità strutturali che interessano, secondo uno studio del Consiglio nazionale degli ingegneri, quasi l'80 per cento delle case italiane. 

La Pace edilizia 2024
La Pace edilizia 2024

L'obiettivo del Mit è riuscire a 'sanare' le difformità di natura formale, legate alle incertezze interpretative della disciplina vigente, le difformità edilizie "interne", riguardanti singole unità immobiliari, a cui i proprietari hanno apportato lievi modifiche, quali tramezzi e soppalchi, ma anche difformità che potevano essere sanate all'epoca di realizzazione dell'intervento, ma non sanabili oggi a causa della disciplina della "doppia conforme", che non consente di conseguire il permesso o la segnalazione in sanatoria per moltissimi interventi, risalenti nel tempo. E ancora per permettere i cambi di destinazione d'uso degli immobili tra categorie omogenee. Ecco, in dettaglio, cosa si può sanare e cosa no con il salva-case.

Cosa si può sanare

Difformità edilizie interne

E' il caso di un'abitazione con una disposizione degli spazi diversa dalla planimetria: come può essere un muro spostato, un soppalco o una finestra posizionata in diversamente. Si valuta anche il tema delle tolleranze costruttive, con l'ipotesi di riparametrare in misura inversamente proporzionale alle dimensioni dell'unità immobiliare la percentuale del 2% quale limite al rispetto dell'altezza, dei distacchi, della cubatura, della superficie e di ogni altro parametro edilizio.

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Difformità di natura formale

Può succedere, soprattutto per immobili datati, che manchi l'ultimo titolo edilizio, che costituisce lo stato legittimo dell'immobile. A legislazione vigente è già possibile avvalersi di altri riferimenti documentali, come titoli d'acquisto (rogito o planimetria), oppure rilevamenti fatti con i sorvoli. Le norme allo studio dovrebbero facilitare l'accertamento dello stato legittimo dell'immobile anche nel caso in cui non esistano altri elementi, mediante Scia in sanatoria e il pagamento di una sanzione.

Difformità sanabili solo all'epoca dell’intervento E' il caso delle modifiche che potevano essere sanate al momento della realizzazione dell'intervento, ma non oggi. Ad esempio una casa costruita con una metratura più ampia rispetto al titolo edilizio: quando venne fatto era possibile, ma oggi lo strumento urbanistico vigente non lo consente più. L'intervento mira a superare il principio della "doppia conforme", consentendo di sanare i manufatti conformi all'epoca ma non oggi.

Regolarizzazione titoli edilizi ante 1977

Per risolvere il problema delle "varianti in corso d'opera", che prima del 1977 non erano disciplinate, la soluzione allo studio è di consentirne la regolarizzazione mediante Scia e pagamento delle sanzioni. E' il caso di immobili costruiti più di 47 anni fa con variazioni rispetto al titolo originario: possono essere piccoli interventi come lo spostamento di una finestra, ma anche interventi di maggior rilievo come la costruzione di un piano in più rispetto a quello previsto dall'allora titolo edilizio. Se all'epoca la variazione non era normata e quindi non costituiva necessariamente abuso, il problema potrebbe porsi ad esempio nel caso di una compravendita. L'obiettivo è di consentire comunque di sanare la modifica, correggendo così una situazione di non totale certezza.

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Cosa non si può sanare

Il provvedimento allo studio non consente di sanare interventi recenti, né quelli esterni agli edifici e non annulla nessuna delle norme contenute nel Testo unico sull'edilizia o nella legge nazionale urbanistica. Si tratta, dunque, in generale, di 'condoni' minimali.