Privacy, OpenAI di nuovo nel mirino. Il Garante: "Viola la norma sui dati"

Le conclusioni dell’istruttoria che a fine marzo aveva bloccato ChatGpt in Italia: le contromisure non bastano

Sam Altman, Ceo di OpenAI

Sam Altman, Ceo di OpenAI

Roma, 30 gennaio 2024 – Non sono bastate le contromisure prese da OpenAI la primavera scorsa: il Garante della Privacy ieri ha notificato alla società americana (che estisce la piattaforma di intelligenza artificiale ChatGpt) l’atto di contestazione per aver violato la normativa in materia di protezione dei dati personali. OpenAI ora ha 30 giorni per comunicare le proprie memorie difensive in merito alle presunte violazioni contestate.

È l’ultima puntata (per ora) di un procedimento iniziato il 30 marzo scorso, quando il Garante aveva rilevato forti rischi per la privacy , e aveva decretato il fermo immediato di ChatGpt, rendendolo inaccessibile per gli utenti italiani, e aprendo contemporaneamente un’istruttoria. Tra le contestazioni, la mancanza di una informativa agli utenti e a tutti gli interessati, trattamenti inesatti dei dati personali, e l’assenza di filtri adattia verificare l’età degli utilizzatori (che devono avere almeno 13 anni). Lo stop era durato poco meno di un mese: a fine aprile ChatGpt torna a funzionare anche in Italia, grazie all’accordo raggiunto tra la società americana, guidata da Sam Altman, e il Garante italiano sui punti principali, e dopo che la società aveva ottemperato alle principali richieste.

L’istruttoria però è andata avanti, e ieri il Garante ha reso note le sue conclusioni: come si legge nella nota, l’Autorità ha ritenuto che gli elementi acquisiti possano configurare uno o più illeciti rispetto a quanto stabilito dal Regolamento Ue. Nella definizione del procedimento il Garante terrà conto dei lavori in corso nell’ambito della speciale task force, istituita dal Board che riunisce tutte le Autorità di protezione dati dell’Ue (Edpb). OpenAI ha 30 giorni di tempo per ribattere alle nuove contestazioni. Ma potrebbero esserci nuove e ben più consistenti tempeste in arrivo sull’Intelligenza Artificiale più famosa del mondo: il nuovo Regolamento Europeo in materia di IA, approvato a dicembre, prevede numerosi paletti per l’utilizzo di questi sistemi, e cospicui sanzioni. Dopo l’accordo politico raggiunto a dicembre, si sta lavorando ad aspetti tecnici, prima dell’entrata in vigore definitiva.

E a proposito di Europa e tutela del consumatore, lo stop dell’Antitrust Ue ieri ha fatto saltare l’acquisizione di iRobot da parte di Amazon. L’intesa era stata firmata il 4 agosto 2022, e prevedeva l’acquisizione del produttore degli aspirapolvere Roomba da parte del gigante dell’e-commerce, in una fusione valutata 1,4 miliardi di dollari. Mossa che avrebbe consentito ad Amazon di espandere il suo portafoglio di dispositivi intelligenti per la casa, ma che aveva attirato l’attenzione anche della Federal Trade Commission Usa, che ha tutt’ora una ancora un’indagine aperta. Come parte della risoluzione dell’accordo, Amazon pagherà 94 milioni di dollari a iRobot. È la prima volta, nella storia della società di Jeff Bezos, che un legislatore frena un’acquisizione. iRobot ha dichiarato che taglierà il 31% della sua forza lavoro, circa 350 persone, e che il presidente e ad, Colin Angle, lascerà la società con effetto immediato.

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