Martedì 23 Aprile 2024

Gennaio da record per l'occupazione femminile, ma siamo sempre lontani dall'Europa

L’economista Veronica De Romanis: “In Italia solo una donna su due – dai 20 ai 64 anni – lavora”. Tra i partner europei siamo ultimi

Gennaio da record per l'occupazione femminile, ma lontani dall'Europa (iStock Photo)

Gennaio da record per l'occupazione femminile, ma lontani dall'Europa (iStock Photo)

Roma, 7 marzo 2024 – Con oltre 10 milioni di occupate, a gennaio 2024, l’occupazione femminile in Italia raggiunge livelli record. Ma basta contestualizzare il dato sul totale e in chiave europea per rendersi conto di come siamo lontani dei numeri dei principali Paesi europei. Perché, come sottolinea l’economista Veronica De Romanis, in Italia – per citare solo il cuore dell’analisi – solo una donna su due di età compresa tra 20 e 64 anni lavora. Il dato è ancor più preoccupante se confrontato con quello dei partner europei: siamo gli ultimi. Per dare un ordine di grandezza, il tasso di occupazione femminile tedesco si attesta al 77 per cento – 25 punti percentuali in più del nostro – quello francese al 65, quello ellenico al 56. In Grecia la situazione è migliore persino dal punto di visto della dinamica: nell’ultimo decennio l’incremento della quota di donne con un impiego è stato due volte superiore al nostro. Ma torniamo ai numeri di gennaio contenuti nell’ultimo report della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro dal titolo “Tendenze dell’occupazione femminile in Italia al 2024”, con un focus sull’impatto delle dinamiche demografiche sul mercato del lavoro femminile. A trainare la crescita – si legge - le fasce d’età più adulte, in particolare le 55-64enni, che hanno registrato un incremento di 284mila occupate (+15,1%) tra il 2019 e il 2023. Altra protagonista di questo trend positivo la componente giovanile: tra le 25-34enni, l’occupazione aumenta del 2,4%, mentre tra le under25 la crescita è del 6,6%. Malgrado il generale innalzamento dei livelli occupazionali tra le giovani e adulte, si registra una diminuzione rilevante nelle fasce d’età centrali: tra le 35-44enni l’occupazione cala del 7,9%, con un saldo di circa 200mila occupate in meno. Un dato riconducibile agli effetti che i processi demografici in corso stanno determinando sul mercato del lavoro. Con la sola esclusione della classe 55-64 anni, la popolazione femminile è infatti diminuita in tutte le fasce d’età considerate, in particolare quella compresa tra i 35 e i 44 anni, dove il calo ha sfiorato il 12%. La conseguenza più immediata – scrivono gli analisti - è un’accelerazione dei processi di invecchiamento della forza lavoro dovuta al rapido slittamento in avanti delle lavoratrici più adulte. Stando alla fotografia scattata dal documento, a trainare la ripresa, i servizi di informazione e comunicazione (+19,4%), i comparti sanità e istruzione (+4,4%) e il settore turistico. Segna un saldo occupazionale positivo anche il comparto industriale, spinto dalle ottime performance delle costruzioni. La crescita occupazionale si è accompagnata anche a un miglioramento della condizione professionale e contrattuale delle donne. In crescita, infatti, il numero delle occupate tra le professioni qualificate e tecniche, in particolare nell’ultimo anno (+6% tra il 2022 e il 2023). Con riferimento alla condizione contrattuale, da segnalare il netto incremento, soprattutto tra le giovani, dei contratti a tempo indeterminato (+8,3% tra il 2019 e il 2023). A livello territoriale, il Mezzogiorno fa da volano alla crescita occupazionale post pandemica; si registra, infatti, un aumento del 2,5% del numero di occupate, contro l’1,2% del Nord Ovest e lo 0,1% del Centro. Risultati incoraggianti che non possono, tuttavia, nascondere le disparità regionali: a fronte delle notevoli performance di Puglia (+8,4%) e Abruzzo (+6%) e in parte Sicilia (+4,2%), vi sono la Campania (-2,2%) e la Sardegna (-1,1%) che a tre anni dalla pandemia non hanno ancora recuperato i livelli pre-Covid. “L’aumento dell’occupazione femminile deve essere un obiettivo da perseguire sensibilizzando maggiormente le imprese ad adottare politiche che favoriscano opportunità professionali e di inclusione delle donne in azienda” – spiega Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca –. “Bisogna, inoltre, rafforzare tutti gli strumenti che possono garantire alle lavoratrici la conciliazione tra la vita privata e la vita lavorativa. Ma c’è anche bisogno di educare al lavoro come fattore imprescindibile di indipendenza economica e di libertà”.  

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