Nuovo Patto di stabilità, l’Italia cerca sponde. E intanto incassa maggiore flessibilità

Mercoledì la riunione finale, il nodo deficit e le richieste dei Paesi frugali. Roma e Parigi puntano a rinviare la stretta di bilancio a dopo le elezioni. Il compromesso sul tavolo permette un aggiustamento più graduale

L’incontro informale a Bruxelles tra Giorgia Meloni, Olaf Scholz ed Emmanuel Macron

L’incontro informale a Bruxelles tra Giorgia Meloni, Olaf Scholz ed Emmanuel Macron

Milano, 14 dicembre 2023 – Dopo mesi di negoziato, siamo alle battute finali. Manca solo qualche limatura e l’Europa si lascerà alle spalle il vecchio Patto di stabilità, giusto in tempo per far entrare in vigore il nuovo nel 2024. La riunione finale, per introdurre regole fiscali più flessibili nell’Unione, è stata fissata per il 20 dicembre. La struttura che si profila, però, è quasi più complessa delle vecchie regole, nel tentativo di sbrogliare gli interessi divergenti e i problemi di politica interna dei tre maggiori contraenti: Germania, Francia e Italia.

Il problema della Germania, o meglio del suo ministro delle Finanze, Christian Lindner, è mostrare che il Patto sarà austero e inflessibile. A questo fine sono stati introdotti nuovi parametri – le cosiddette "salvaguardie" – che impongono ritmi più veloci di aggiustamento dei conti per i Paesi ad alto debito e alto deficit. Quello dell’Italia era e resta invece simile a quello della Francia: rimandare il più possibile, almeno fino alle prossime elezioni, la stretta di bilancio.

La Francia ha offerto ai tedeschi uno scambio: vanno bene le nuove regole ("salvaguardie") sulla riduzione del debito, purché nei prossimi quattro anni – cioè finché Francia, Italia e altri rimarranno in procedura di infrazione – il deficit possa scendere più lentamente, da una riduzione di mezzo punto l’anno a una di circa la metà. Questo consente alla Francia di avere da oggi alle prossime elezioni del 2027 un po’ più spazio di bilancio. E anche il governo italiano intasca, nell’immediato, maggiore flessibilità: se il taglio di mezzo punto entrasse in vigore subito, servirebbe una stretta netta di circa dieci miliardi già nella prossima legge di bilancio e in tutte quelle successive, fino a riportare il deficit da più del 5% almeno al 3%.

Il compromesso oggi sul tavolo, invece, ci permette per i prossimi tre-quattro anni un aggiustamento più graduale, introducendo una specie di "vacanza" dai tassi d’interesse. Nel preambolo si spiega che nella procedura per disavanzo eccessivo, che prevede un aggiustamento strutturale annuo dello 0,5% del Pil, bisogna tener conto del "contesto dei tassi di interesse significativamente modificato" e degli impegni di vasta portata per far fronte alla "doppia transizione e alle sfide geopolitiche". Di conseguenza la Commissione può, per un periodo transitorio nel 2025, 2026 e 2027 – al fine di non compromettere gli effetti positivi del dispositivo per la ripresa e la resilienza –, tener conto dell’aumento dei pagamenti di interessi nel calcolo dello sforzo di aggiustamento all’interno della procedura per deficit eccessivo. Il testo legislativo prevede invece una disposizione transitoria: "È possibile adeguare il parametro di riferimento" dell’aggiustamento strutturale "per lo 0,5% del Pil" tra il 2025 e il 2027, "tenendo conto dell’aumento dei pagamenti di interessi, quando uno Stato membro si impegna ad attuare una serie di riforme rilevanti e investimenti".

La forte contrarietà di Berlino a trasformare il preambolo in legge pone ancora qualche ostacolo al compromesso, ma già la parte transitoria del testo, comunque, ha mostrato un forte ammorbidimento della Germania. Ora sta agli sherpa trovare la quadra. Ieri sera una riunione tra il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la presidente Ursula von der Leyen, Italia, Francia, Germania e “frugali“ (Paesi Bassi, Finlandia, Svezia) non è stata ancora sufficiente a sbloccare la situazione. Sulle risorse aggiuntive per l’Ucraina e per i migranti, il governo italiano ha bisogno della "sponda" francese. Anche per questo la premier Giorgia Meloni ha avuto un incontro di oltre due ore con Emmanuel Macron, a cui poi si è aggiunto il cancelliere Olaf Scholz.

Sul fronte interno, intanto, la maggioranza fa slittare ancora il voto sulla ratifica del Mes, almeno di una settimana, con il rischio che se ne riparli nel 2024. Mentre sulla manovra è stato raggiunto l’accordo sui tempi: approdo in Aula in Senato mercoledì 20, fiducia venerdì 22.

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