Muro contro la stretta monetaria. Patuelli: è ora di abbassare i tassi

Il presidente dell’Abi: "L’inflazione è calata". Pil, l’Istat conferma la frenata ma nessuna recessione

Muro contro la stretta monetaria. Patuelli: è ora di abbassare i tassi

Muro contro la stretta monetaria. Patuelli: è ora di abbassare i tassi

Dopo l’alert del neogovernatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, arriva anche il monito del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli. Oggetto, la stretta monetaria della Bce, con la raffica di rincari dei tassi di interesse resa necessaria dall’impennata dell’inflazione. Ma ora che i prezzi hanno invertito la rotta e che l’economia si è raffreddata, è arrivato il momento di prendere una pausa di riflessione. E forse, anche qualcosa in più. Il presidente dell’Associazione che riunisce gli istituti di credito, non nasconde infatti il suo timore: "Non vorrei che dopo il ritardo in partenza nell’aumento, ci fosse anche un ritardo nel rallentamento e nella riduzione dei tassi".

Del resto, spiega Patuelli nel corso di un convegno promosso dalla Camera di commercio di Firenze nell’ambito dei "Colloqui dell’economia", "c’è un calo accelerato dell’inflazione nei Paesi europei dovuto in particolar modo alla riduzione dei prezzi dell’energia, riduzione che si è rafforzata nelle ultime settimane. Penso che questo sia importante: ed è importante coglierlo, questo indicatore, non in ritardo". Tutti elementi che, suggerisce ancora il numero uno dell’Abi, "possono contribuire a portare il dibattito, che oggi è sulla stabilizzazione dei tassi per un periodo prolungato, sulla riduzione dei tassi. Noi abbiamo una prospettiva di riduzione indicata a metà del 2024 da parte delle società di rating, che però hanno compiuto le loro analisi circa un mese fa, le prime in particolare, e quindi prima che si accentuasse questa riduzione dell’inflazione".

Insomma, i tempi potrebbero essere più stretti. E che qualcosa stia cambiando anche dalle parti di Francoforte lo dimostrano le parole di Isabel Schnabel, il membro tedesco della Bce che, indossati gli insoliti panni di "colomba", definisce "un ulteriore rialzo dei tassi abbastanza improbabile". L’inversione di tendenza sul fronte delle politiche monetarie potrebbe dare un contributo anche alla crescita dell’economia. La manovra del governo, del resto, ha guardato più alla tenuta dei conti che alla crescita, sulla quale avrà un impatto quasi nullo, come spiega l’Istat nelle sue simulazioni. L’Istituto di statistica rivede al ribasso le cifre che aveva previsto a giugno: la crescita dell’1,2% nel 2023 e dell’1,1% nel 2024 scende allo 0,7% per entrambi gli anni, fotografando un Paese che regge alle nuove crisi ma che fatica a trovare il rimbalzo.

Nel prossimo biennio la domanda interna che spingerà il Pil sarà trainata principalmente dai consumi privati (+1,4% nel 2023 e +1,0% nel 2024) sostenuti dalla decelerazione dell’inflazione, da un graduale (anche se parziale) recupero delle retribuzioni e dalla crescita dell’occupazione. Ma per uno sviluppo più strutturale bisogna ancora aspettare: gli investimenti sono attesi in netto rallentamento rispetto al biennio precedente: +0,6% in entrambi gli anni contro la crescita vicina al 10% del 2022.

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