Giovedì 18 Aprile 2024

Metà del patrimonio degli italiani è nella casa. I dati

A fine 2022, il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%

La casa rappresenta il fulcro del patrimonio delle famiglie italiane

La casa rappresenta il fulcro del patrimonio delle famiglie italiane

La metà della ricchezza degli italiani è rappresentata dalle abitazioni, con il ceto medio che si impoverisce sempre più e la quota più povera non riesce ad aumentare la sua ricchezza. Mentre chi è già nella quota dei “ricchi” tende a diventarlo sempre più, aumentando disponibilità finanziaria (il 10% della popolazione in Italia possiede la metà dei depositi e il 95% delle azioni) e immobiliare. Alla fine del 2022, il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%. Nel confronto europeo, la Germania appare il paese con il maggior grado di disuguaglianza in termini di ricchezza netta.

Ma andiamo con ordine. Secondo i Dwa (Distributional wealth accounts) - analizzati all’interno del lavoro “I conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie” realizzato da Andrea Neri, Matteo Spuri e Francesco Vercelli nell’ambito degli studi redatti da Banca d’Italia - la platea viene ripartita in tre classi: la classe al di sotto della mediana, ossia il 50%, la classe “centrale” o “intermedia”, che corrisponde alle famiglie la cui ricchezza netta è compresa tra il 50° e il 90° percentile; il 10% più ricco. Ne emerge che le abitazioni raggiungono i tre quarti della ricchezza per le famiglie sotto la mediana, si attestano poco sotto il 70% per quelle della classe centrale mentre scendono a poco più di un terzo per quelle appartenenti alla classe più ricca. Per le famiglie più povere, i depositi sono l’unica componente rilevante di ricchezza finanziaria (17%). Maggiormente diversificato è invece il portafoglio delle famiglie più ricche, per le quali quasi un terzo della ricchezza è rappresentato da capitale di rischio legato alla produzione (azioni, partecipazioni e attività reali destinate alla produzione) e un quinto da fondi comuni di investimento e polizze assicurative.

Nel 2010 circa la metà del patrimonio abitativo era detenuta dalla classe centrale; nel 2022 tale percentuale era scesa al 45%, soprattutto a vantaggio del decimo più ricco; la quota di abitazioni posseduta dalle famiglie sotto la mediana è rimasta stabile nel tempo attorno al 14%. I depositi sono aumentati di circa il 40% tra il 2010 e il 2022, soprattutto per le famiglie appartenenti al decimo più ricco, la cui quota è salita del 6%, raggiungendo la metà del totale; si è invece ridotta in maniera sensibile la quota di depositi detenuta dalle famiglie sotto la mediana.

Le attività non finanziarie relative a investimenti in società di persone di piccole dimensioni, alla fine del 2022 erano possedute per circa due terzi dal decimo più ricco, mentre le famiglie della classe intermedia ne detenevano il 28%. Dal 2010 si sono osservate una riduzione della quota posseduta dalle famiglie più ricche di circa 7 punti percentuali e un rilevante aumento per la classe centrale. In tutto il periodo analizzato, le azioni e altre partecipazioni detenute della classe più ricca rappresentano oltre il 95% del totale, con un massimo di quasi il 98 per cento attorno al 2016.

Tra il 2010 e il 2016 l’indice di Gini - una misura sintetica del grado di disuguaglianza della distribuzione della ricchezza - è aumentato da 0,67 a 0,71, e la quota di ricchezza netta posseduta dal 5% più ricco delle famiglie è passata dal 40 al 48%. Vi ha corrisposto un calo delle quote detenute da tutte le altre classi della distribuzione. Dal 2017 la ricchezza netta mediana è restata sostanzialmente stabile e l’indice di Gini è leggermente calato. È interessante notare, sia per l’indice di Gini che per la quota di ricchezza detenuta dal 5% più ricco, la lieve crescita nel corso del 2021 e la successiva riduzione nel 2022. Tale andamento è collegato a quello dei prezzi delle attività finanziarie detenute dalle famiglie appartenenti più ricche, in particolare azioni, quote di fondi comuni e riserve tecniche di assicurazione. Ad ogni modo, alla fine del 2022, il 5% più ricco delle famiglie italiane deteneva il 46% della ricchezza netta complessiva mentre il 50% più povero ne possedeva meno dell’8%.

Nel confronto con gli altri tre maggiori Paesi dell’area dell’euro e con il complesso di quest’ultima, il rilevante calo della ricchezza netta mediana negli anni successivi alla crisi dei debiti sovrani e il suo mancato recupero nel periodo successivo rappresentano una peculiarità italiana. Anche in Spagna si è verificata una diminuzione fino all’inizio del 2013, ma in seguito il valore mediano è cresciuto rapidamente, superando quello dell’Italia. In Francia nel periodo di analisi la ricchezza mediana ha superato ampiamente quella dell’Italia, mentre in Germania la sua crescita ha ridotto da circa 140.000 a 50.000 euro il divario rispetto ai più elevati livelli osservati in Italia. In tutti i Paesi si osserva un aumento della disuguaglianza nei primi anni di indagine, seguito da una leggera riduzione. Sulla base dell’indice di Gini, la Germania appare il paese con il maggior grado di disuguaglianza in termini di ricchezza netta. L’Italia si colloca su un livello inferiore a quello dell’area dell’euro, simile a quello della Francia e superiore a quello della Spagna. Il divario rispetto al complesso dell’area riflette la più elevata quota di ricchezza netta detenuta in Italia dalle famiglie al di sotto della mediana (legata soprattutto al possesso di abitazioni), che controbilancia la più ampia quota di ricchezza detenuta dal 5% più ricco (46% alla fine del 2022). In Germania, invece, a fronte di una percentuale simile di ricchezza posseduta dal 5% (48% nel 2022), è molto più bassa la quota della metà più povera delle famiglie, in parte per il maggiore ricorso all’affitto della prima casa. Alla fine del 2022 le famiglie italiane sotto la mediana detenevano una ricchezza media di circa 60.000 euro, pari a tre volte quella delle rispettive famiglie tedesche; un divario positivo, seppure più contenuto, si osserva anche nei confronti della Francia. Al contrario, la ricchezza media nelle altre due classi è maggiore per le famiglie francesi e tedesche.

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