A destra Francesco Gaetano Caltagirone, 78 anni,. insieme all’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel
A destra Francesco Gaetano Caltagirone, 78 anni,. insieme all’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel
di Achille Perego Un’importante liquidità da investire e una strategia volta a ricostituire la storica posizione nel settore bancario che aveva visto Francesco Gaetano Caltagirone socio di peso in Bnl, Mps e Unicredit. Ma anche, e lo si vedrà nei prossimi mesi, la volontà del costruttore e imprenditore romano di incidere – insieme con un azionista come Leonardo Del Vecchio – sul futuro di Mediobanca e soprattutto delle Generali, di cui l’istituto di Piazzetta Cuccia è primo socio con circa il 13%. Andrebbe letta così la notizia arrivata martedì in tarda serata dalle comunicazioni sulle partecipazioni rilevanti di Consob. Ovvero che Caltagirone...

di Achille Perego

Un’importante liquidità da investire e una strategia volta a ricostituire la storica posizione nel settore bancario che aveva visto Francesco Gaetano Caltagirone socio di peso in Bnl, Mps e Unicredit. Ma anche, e lo si vedrà nei prossimi mesi, la volontà del costruttore e imprenditore romano di incidere – insieme con un azionista come Leonardo Del Vecchio – sul futuro di Mediobanca e soprattutto delle Generali, di cui l’istituto di Piazzetta Cuccia è primo socio con circa il 13%. Andrebbe letta così la notizia arrivata martedì in tarda serata dalle comunicazioni sulle partecipazioni rilevanti di Consob. Ovvero che Caltagirone ha triplicato la sua quota in Mediobanca portandola dall’1% di inizio marzo al 2,88% con due opzioni per salire fino al 5,05% tra il 20 agosto e il 17 settembre.

Un mese prima dell’assemblea della banca guidata da Alberto Nagel, in programma il 28 ottobre. La crescita di Caltagirone nel capitale di Mediobanca – il cui titolo ieri è salito in Borsa del 3,29% - va accostata a quella di Leonardo Del Vecchio, il presidente di EssilorLuxottica, che con la Delfin è ormai arrivato, grazie alle ultime operazioni – a maggio il pacchetto del 2% ceduto da Fininvest e a inizio luglio con l’acquisto di un ulteriore 3,5% - al 19% di Mediobanca. Vicino quindi a quella soglia del 20% fissata dalla Bce. Ambienti vicini all’imprenditore romano avrebbero spiegato che l’incremento della quota in Mediobanca non sarebbe stata fatta con ampi disegni e strategie ma con la volontà di ricostituire un investimento nelle banche nella tradizione del gruppo. Il futuro 5% nell’istituto di Piazzetta Cuccia sarebbe infatti di poco superiore a quel 4,7% che Caltagirone ha sempre detenuto nel Montepaschi, di cui era uno dei soci forti.

Ma dietro le mosse in Mediobanca il mercato vede anche i possibili effetti su Generali, di cui Caltagirone è vicepresidente e possiede il 5,63%, mentre a Del Vecchio fa capo il 4,82%. Se Caltagirone e Del Vecchio, sommando le loro quote, potrebbero esercitare poteri di veto nell’assemblea straordinaria dell’istituto di piazzetta Cuccia, nel caso il management proponesse operazioni sgradite, la vera partita riguarderebbe la governance del Leone di Trieste.

Non è un mistero che Caltagirone abbia richiesto un cambio di passo nella gestione della compagnia. I risultati conseguiti dal Ceo Philippe Donnet sono apprezzati ma dopo l’importante lavoro di rafforzamento ora il Leone dovrebbe premere l’acceleratore sul fronte del salto dimensionale per recuperare il gap con gli altri big europei come Axa e Allianz.

Non è un caso che Caltagirone abbia disertato l’assemblea di aprile di Generali, motivando poi questa scelta con il dissenso sulle operazioni Cattolica e Axa-Malesia. Ma la vera partita riguarda il rinnovo del board di Generali in scadenza la prossima primavera. Il primo socio Mediobanca ha promosso la presentazione da parte del cda uscente di una propria lista. Lista per i cui i lavori potrebbero essere avviati già dal consiglio che il 2 agosto approverà la semestrale.

Ma sui quali potrebbero pesare le quote azionarie di Caltagirone e Del Vecchio. Che insieme con altri soci (sarebbero stati ascoltati con attenzione dai Benetton e dalla Crt) potrebbero spingere per un cambiamento al vertice.