Una manovra da 25 miliardi, oggi è atteso il decreto energia. Roma a Bruxelles: serve più debito

In Consiglio dei ministri i primi decreti in favore delle famiglie. Giovedì l’aggiornamento del Nadef. La richiesta del governo all’Ue: escludiamo dal Patto di stabilità gli investimenti per digitale, armi e difesa

Roma, 25 settembre 2023 – È la settimana decisiva per la manovra economica. Ma non solo. Oggi, a Palazzo Chigi, il governo dovrebbe varare il decreto energia, con la proroga del bonus sociale per le famiglie più in difficoltà con il pagamento delle bollette di luce e gas oltre a un nuovo "sostegno" di 80 euro per fare fronte all’impennata dei prezzi dei carburanti. Il contributo sarà caricato direttamente sulla social card ed è destinato solo ai redditi Isee fino a 25mila euro. Nelle pieghe del decreto dovrebbe inoltre essere inserita anche la sanatoria per gli scontrini e le ricevute fiscali non emesse per commercianti e partite Iva dal primo gennaio del 2022 al 20 giugno 2023. Entro il 15 dicembre di quest’anno dovranno versare in unica soluzione un diciottesimo delle sanzioni previste dalla legge in relazione alla violazione commessa.

La premier Giorgia Meloni
La premier Giorgia Meloni

Cresce, intanto, il partito del nuovo condono edilizio per le piccole irregolarità. Dopo Matteo Salvini, è stato ieri l’altro vicepremier, Antonio Tajani, a rilanciare la proposta, sia pure con qualche sfumatura diversa. Mercoledì Forza Italia presenterà due proposte di legge che dovrebbero puntare anche alla riduzione delle emissioni: "Si può vedere di inserire qualche aggiustamento per piccole cose fatte in violazione delle legge".

I riflettori sono tutti puntati su giovedì, quando sarà presentata la Nota di aggiornamento al documento di Economia e Finanza. In pratica la cornice con i numeri della Legge di stabilità. La manovra dovrebbe attestarsi fra i 20 e i 25 miliardi di euro. Ma le risorse a disposizione sono poche. E, per raggiungere questo obiettivo, il governo potrebbe essere costretto a chiedere a Bruxelles un ulteriore ampliamento del deficit previsto per il 2023, portandolo dall’attuale 3,7% a ridosso del 4%. O anche un po’ più su, ma solo ad alcune condizioni.

Infatti, sul conti della Nadef ci sono due variabili ancora da sistemare. La prima è quella relativa al calcolo del Superbonus. Fino ad ora sono emersi circa 30miliardi di crediti fiscali non previsti, che hanno portato l’importo complessivo del maxi-incentivo a superare i 120 miliardi. Ma al ministero dell’Economia si pensa che potremmo arrivare a superare quota 140, con un ulteriore buco di 20-30 miliardi nei conti del 2023, che rischia di far schizzare il deficit di quest’anno oltre il 4,5% programmato, fino al 6% e anche oltre. Molto dipenderà dal parere di Eurostat sui metodi di calcolo dei Bonus. Se passasse l’idea di poter spalmare le somme su più annualità, si libererebbero risorse anche per il 2024. C’è poi il grande tema della riforma del Patto di stabilità. Il governo insiste nella richiesta di escludere dal calcolo del deficit gli investimenti per il digitale, le spese militari e la difesa. Anche in questo caso potrebbe spuntare un’ulteriore "tesoretto" da utilizzare nella prossima manovra economica. Per ora, le uniche entrate più o meno certe, sono quelle dell’extragettito Iva dovuto all’impennata dei carburanti (4 miliardi) e i 300 milioni di minori spese per i ministeri.

Ci sono poi i 4-5 miliardi dovuti all’aumento dello 0,2% (dal 3,5 al 3,7%) del deficit 2024 già concordati con Bruxelles. Ai quali vanno aggiunti gli altri 4 miliardi previsti dal taglio degli sconti fiscali (la cosiddetta tax-expenditures). Ancora da confermare i 2 miliardi previsti dall’introduzione della cosiddetta "digital tax" al 15% sui colossi del digitale, che potrebbe essere accompagnata da ulteriori balzelli. Quasi sicuramente, invece, ci sarà un aumento delle imposte su giochi e lotterie. Anche così, mancherebbero all’appello almeno una decina di miliardi. Da qui l’ipotesi delle nuove sanatorie. Ma anche l’attesa di buone notizie dal fronte di Bruxelles.

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