Carlo Messina, 59 anni, è amministratore delegato di Intesa Sanpaolo dal 2013
Carlo Messina, 59 anni, è amministratore delegato di Intesa Sanpaolo dal 2013
L’industria italiana è ripartita superando la crisi da Covid e, dopo la grande selezione naturale all’insegna della competitività avvenuta nel decennio tra le imprese e l’impennata dell’export (passato dal 36 al 48% della produzione), è pronta a cogliere l’opportunità del Next Generation Eu con il Pnrr che eserciterà un effetto trainante sui ricavi del manifatturiero. Ricavi che, a prezzi correnti, cresceranno...

L’industria italiana è ripartita superando la crisi da Covid e, dopo la grande selezione naturale all’insegna della competitività avvenuta nel decennio tra le imprese e l’impennata dell’export (passato dal 36 al 48% della produzione), è pronta a cogliere l’opportunità del Next Generation Eu con il Pnrr che eserciterà un effetto trainante sui ricavi del manifatturiero. Ricavi che, a prezzi correnti, cresceranno dell’8,4% quest’anno (recuperando grazie all’inflazione i livelli pre-pandemia) e del 5,3% il prossimo sorpassando la soglia dei mille miliardi di fatturato. A prezzi costanti la ripartenza sarà più moderata (-1,7% nel 2021 e livelli pre-Covid nel 2022) con un più 2,6% dal 2023 al 2025.

Il rapporto Asi (Analisi dei settori industriali) di Intesa Sanpaolo e Prometeia, presentato ieri, guarda con fiducia alla ripresa dell’Italia, anche superiore a quella di Germania, Francia e Spagna in un’economia mondiale che, spiega Gregorio De Felice, chief economist di Intesa, "ha svoltato: la ripresa globale c’è ed è più rapida delle attese". Ma anche il colpo da pandemia è stato meno duro del previsto.

Il manifatturiero italiano archivia il 2020 con un calo inferiore alle attese (-9,3%; dopo la crisi finanziaria del 2009 si perse il 16%), grazie al forte recupero nel secondo semestre e all’export con in testa farmaceutica (+0,8%), alimentari (-1,4%), elettronica (-1,5%) mentre auto e moto hanno perso il 14% e la moda il 21,6%. La ripresa si rafforzerà grazie ai fondi Ue che potranno colmare il digital divide.

La transizione verso un’economia più digitalizzata e sostenibile offrirà maggiori opportunità a elettronica (+6,6% i ricavi in media d’anno al 2025), meccanica e auto e moto (6%) ed elettrotecnica (5,8%). Bene anche moda (5,1%), costruzioni (4,2%) e mobili (4%). Sul fronte finanziario, infine, la ripresa dell’attività, i provvedimenti a sostegno della liquidità e la maggiore solidità patrimoniale, dovrebbero aver calmierato l’impatto della crisi sui bilanci aziendali 2020. E il calo stimato per i margini e la redditività potrà essere gradualmente riassorbito entro il 2025.

Achille Perego