"Così rischiamo di affogare nel Mar Rosso"

SONO LE MICRO E PICCOLE imprese italiane (Mpi) a maggiore rischio in Europa a causa della crisi nel Mar Rosso....

"Così rischiamo di affogare nel Mar Rosso"

"Così rischiamo di affogare nel Mar Rosso"

SONO LE MICRO E PICCOLE imprese italiane (Mpi) a maggiore rischio in Europa a causa della crisi nel Mar Rosso. La quota di export manifatturiero delle Mpi italiane diretta nei Paesi extra Ue è infatti pari al 32,7% del totale europeo, con un valore addirittura doppio rispetto alle omologhe imprese tedesche.

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Lo rileva Confartigianato secondo la quale nel 2023 ammonta a 30,8 miliardi di euro (pari a 1,5 punti di Pil) il flusso di import-export di merci dei settori del made in Italy con maggiore presenza di Mpi che transita attraverso il Mar Rosso. In particolare, le esportazioni di prodotti con il maggiore apporto delle nostre piccole imprese si attestano a 10,8 miliardi, con il valore più alto, pari a 4,2 miliardi, riguardante i prodotti alimentari, seguiti da quelli in metallo (1,8 miliardi), altri prodotti, tra cui gioielleria e occhialeria, sempre con 1,8 miliardi, moda con 1,5 miliardi e legno e mobili con 1 miliardo. A questi settori si aggiunge un comparto chiave dell’export made in Italy verso i mercati dei Paesi emergenti dell’Asia, quello dei macchinari e impianti, anch’esso a forte presenza di micro e piccole imprese: nel 2023 è stato di 11,6 miliardi il valore di questi nostri prodotti transitati via mare attraverso il canale di Suez. Secondo Confartigianato, la crisi investe anche le piccole imprese del settore trasporti. Nelle 14 province in cui sono localizzati i 15 maggiori porti con almeno un milione di tonnellate di merci movimentate attraverso il Mar Rosso, sono a rischio 2,5 miliardi di euro di fatturato del sistema di trasporto e logistica, che conta complessivamente 13.000 imprese, di cui 7.979 imprese nell’autotrasporto merci, 1.136 imprese nel trasporto marittimo di merci e 5.683 imprese nei servizi della logistica.

"L’escalation della crisi in Medio Oriente – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli (nella foto qui sopra) – penalizza il sistema del made in Italy e l’approvvigionamento di prodotti essenziali per la trasformazione della manifattura italiana, aggravando la frenata del commercio internazionale. Gli effetti della crisi del Mar Rosso, sommati alla stretta monetaria in corso e alla riattivazione delle regole europee di bilancio, potrebbero avere conseguenze sulla crescita, riducendo la fiducia e la propensione a investire delle imprese e frenando il ciclo espansivo dell’occupazione che nell’ultimo anno ha registrato un aumento di oltre mezzo milione (più 551mila) di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Il rischio è che l’approccio ’attendista’ delle imprese, possa degenerare in recessione".

Confartigianato ha calcolato anche l’impatto della crisi sulle singole regioni: quella più esposta è la Lombardia, con 12,9 miliardi di euro, poi l’Emilia-Romagna con 9,4 miliardi, Veneto con 5,7 miliardi, Toscana con 4,7 miliardi, Piemonte con 4,2 miliardi e Friuli-Venezia Giulia con 2 miliardi.

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