Mercoledì 24 Aprile 2024

Landini: “Subito il salario minimo. Dal governo solo finto dialogo e misure che accentuano la precarietà”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini difende la proposta unitaria delle opposizioni. “Ma da sola non basta. Serve la legge sulla rappresentanza per estendere a tutti i contratti nazionali migliori”

Maurizio Landini, segretario Cgil (Ansa)

Maurizio Landini, segretario Cgil (Ansa)

Roma, 7 luglio 2023 – Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, perché serve il salario minimo in Italia?

“Il salario minimo può rappresentare uno strumento utile per contrastare le diseguaglianze, il lavoro povero, precario e privo di tutele, la crescita della disparità di genere, anagrafica e territoriale, che sono, in larga misura, il risultato delle leggi sbagliate degli ultimi trent’anni. Ma da solo non basta”.

Perché, però, da solo non basta?

“Perché bisogna farlo tenendo conto che in Italia c’è una contrattazione collettiva nazionale molto importante. È necessario, quindi, dare validità generale ai contratti nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni datoriali più rappresentative e approvati con il voto dei lavoratori. I diritti sanciti dai contratti, i trattamenti economici complessivi e non solo il salario orario, devono diventare dei diritti per tutte le forme di lavoro: per il lavoro subordinato, per le partite Iva, per il lavoro autonomo. Al tempo stesso penso che sia giusto fissare anche una quota oraria sotto la quale nessun lavoratore può essere pagato”.

C’è bisogno, però, anche di una legge sulla rappresentanza?

“Certamente. Riconoscimento, anche per via legislativa, del valore generale dei contratti e certificazione delle rappresentanze delle confederazioni sindacali e delle associazioni datoriali, sono strumenti decisivi per cancellare davvero i contratti pirata. Si tratta di applicare gli articoli 36 e 39 della nostra Costituzione. Poi, per superare il fenomeno del lavoro povero, è necessario contrastare la precarietà. Anziché liberalizzare i contratti a termine ed estendere i voucher come ha fatto il Governo, bisognerebbe superare il jobs act, il lavoro a chiamata, quello intermittente e cancellare le tante forme di assunzione che sono state introdotte dalla legislazione a partire dagli anni ‘90. Introducendo un contratto unico d’inserimento, fondato sulla formazione e finalizzato alla stabilizzazione”.

L’inflazione, del resto, continua a crescere mentre i salari sono al palo: che cosa fare?

“Il potere di acquisto dei salari, negli ultimi due anni, si è ridotto del 15%, mentre l’inflazione è prodotta dai profitti ed extra profitti delle imprese, non certo dalla spirale prezzi e salari. Per questo è necessario aumentare i salari. Esattamente ciò che non stanno facendo il governo, con le misure che fino ad oggi ha attuato, e quelle controparti che da anni bloccano il rinnovo dei contratti”.

C’è stato, però, il taglio del cuneo.

“L’intervento sul cuneo contributivo è temporaneo, mentre noi vogliamo che diventi strutturale; mentre nel Def si mette in alternativa qualche beneficio fiscale con gli aumenti salariali nei contratti nazionali. In sostanza si sceglie di non intervenire su profitti ed extra profitti e si decide di non tutelare il potere di acquisto dei salari e delle pensioni. C’è bisogno di una svolta profonda, tanto più quando, contestualmente all’inflazione, l’economia rallenta e si prospetta nel II semestre dell’anno un calo del Pil, come affermato nei giorni scorsi anche dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, all’assemblea dell’Abi”.

Come sostenere, dunque, il rinnovo dei contratti?

“E’ un punto decisivo. Riguarda non solo il governo, ma anche le imprese e le loro associazioni di rappresentanza. Gli aumenti salariali devono andare oltre l’inflazione reale, devono essere garantite la qualità del lavoro e la sua sicurezza, la stabilità occupazionale superando la precarietà, il diritto alla formazione permanente, gli investimenti sull’innovazione e la qualità del prodotto. L’esecutivo deve trovare le risorse necessarie per rinnovare i contratti nazionali pubblici scaduti e gli incentivi alle imprese devono essere condizionati e non erogati in modo indifferenziato”.

C’è un problema di risorse: dove trovarle?

“La risposta è chiara: vanno prese dove ci sono. Per questo è necessaria una riforma del fisco che sia progressiva e redistributiva, tassi di più le rendite finanziarie e immobiliari rispetto al lavoro dipendente e alle pensioni, contrasti davvero l’evasione fiscale che ammonta a oltre cento miliardi l’anno. Quella sul fisco è una battaglia decisiva, non solo per trovare le risorse per il rinnovo dei contratti, ma perché il sistema fiscale deve essere il centro di un nuovo patto sociale e di cittadinanza nel Paese. È la condizione necessaria per garantire un servizio sanitario pubblico e il diritto universale alla formazione e alla conoscenza. Anche per questo bisogna contrastare l’autonomia differenziata che il governo vuole realizzare e che acuirebbe le già profonde divisioni del Paese e non garantirebbe l’accesso universale ai diritti”.

Come procede il confronto con il governo?

“Di fatto non esiste. Ci convocano, ma i tavoli si dimostrano finti, perché senza possibilità di reali trattative. Su lavoro, salute e sicurezza, fisco, pensioni, sanità, politiche industriali, non ci sono risposte. Siamo di fronte a un governo che ha scelto di non negoziare con i sindacati e che non sta riconoscendo alle organizzazioni sindacali confederali, che rappresentano milioni di persone, il proprio ruolo”.

Andrete avanti con la mobilitazione?

“Per cambiare le scelte del governo, c’è bisogno di dare continuità alle mobilitazioni e alle iniziative che abbiamo già avviato nel mese di maggio, con le manifestazioni a Bologna, Milano e Napoli, indette con Cisl e Uil. Lo scorso 24 giugno, insieme a tante associazioni laiche, cattoliche, di cittadinanza attiva, abbiamo promosso una grande manifestazione a Roma per il diritto alla salute delle persone e la sicurezza nei posti di lavoro; il prossimo 30 settembre saremo di nuovo a Roma e avremo tante nuove adesioni per contrastare la precarietà, per il salario e un welfare pubblico e universalistico, per sostenere il rinnovo dei contratti, per dire no all’autonomia differenziata e rivendicare l’attuazione della nostra Carta Costituzionale. In questi giorni ci sono una serie di scioperi proclamati unitariamente dalle categorie, come quello di ieri e quello in programma per lunedì prossimo, dei metalmeccanici sulle politiche industriali. Mentre il 13 luglio ci sarà lo sciopero unitario dei ferrovieri. E’ ugualmente importante la decisione della Ces: Confederazione europea dei Sindacati, di promuovere giornate di mobilitazione per settembre e ottobre in tutti i Paesi europei contro le politiche di austerità e per rivendicare una svolta nelle politiche di sviluppo dell’Europa”.

Arriverete anche allo sciopero generale?

“Noi non escludiamo nulla e siamo convinti che ci sia bisogno di utilizzare tutti quegli strumenti di lotta utili per cambiare le politiche del governo, rinnovare i contratti nazionali, superare la precarietà nel lavoro, dare un futuro al Paese e all’Europa, mettendo al centro le persone e la giustizia sociale e non il mito del profitto fine a sé stesso”.

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