La Manovra è legge. Famiglie, sgravi, pensioni. Il governo esulta dopo il voto: "È ritornata la politica"

La seconda Finanziaria dell’era Meloni è passata alla Camera con 200 sì, 112 no e 3 astenuti. La premier: "Abbiamo concentrato le poche risorse su provvedimenti di alto impatto".

La Manovra è legge. Famiglie, sgravi, pensioni. Il governo esulta dopo il voto: "È ritornata la politica"
La Manovra è legge. Famiglie, sgravi, pensioni. Il governo esulta dopo il voto: "È ritornata la politica"

"Una manovra che concentra le poche risorse esistenti su provvedimenti di alto impatto". È una delle definizioni della legge di Bilancio data dalla premier. "Una manovra austera per le spese, espansiva per sostenere i redditi medio-bassi. Proseguiamo su un percorso di prudenza, responsabilità e fiducia. Avanti così", ha puntualizzato, a sua volta, il Ministro dell’Economia. E, del resto, se si scorrono i numeri e i capitoli della seconda legge di Bilancio firmata Meloni-Giorgetti e approvata ieri in via definitiva dalla Camera con 200 sì, 112 no e 3 astenuti, si trova conferma della selezione che è stata fatta a monte per individuare misure e target degli interventi.

I 28 miliardi mobilitati (di cui una buona fetta, circa 16 miliardi in deficit) tra manovra e riforma dell’Irpef sono di fatto rivolti a finanziare innanzitutto i sostegni ai redditi fino a 35 mila euro (con attenzione precipua per quelli fino a 25 mila): a queste fasce di lavoro dipendente (e in parte anche autonomo) sono destinati il taglio delle tasse e la sforbiciata al cosiddetto cuneo contributivo. Con il risultato che queste categorie sociali potranno contare, nell’anno che sta per cominciare, su più o meno significativi incrementi in busta paga o nel reddito disponibile. L’effetto congiunto delle due operazioni, secondo il Tesoro, porterà ad aumenti per i dipendenti fino a 1.298 euro annui. Risorse che, come ha osservato il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, si tradurranno in oltre 6 miliardi di maggiore spesa per consumi.

Certo, con la prossima manovra si dovranno reperire i fondi per rifinanziare le due riduzioni di prelievo e, con le nuove regole del Patto di stabilità, non si potrà far ricorso al deficit, con la conseguenza che il prossimo autunno si dovranno trovare 15 miliardi o di tagli di spesa o di nuove tasse. Ma tant’è. Per il momento, verrebbe da dire: prendiamo quello che è arrivato. Famiglie numerose e mamme lavoratrici, – e questo è un altro dei driver della legge – a loro volta, potranno fare affidamento su maggiori risorse; sia attraverso l’Assegno unico, sia attraverso la maxi-deduzione per le assunzioni a tempo indeterminato, che sale ulteriormente per mamme o donne disoccupate. Ma viene incrementato anche il bonus per gli asili nido. Un’altra grande voce di spesa pubblica è quella destinata al rinnovo dei contratti nel pubblico impiego: vengono stanziati 5 miliardi, ai quali si sommano 3 miliardi per il Fondo sanitario da utilizzare per abbattere le liste d’attesa.

Il capitolo politicamente più delicato per l’attuale maggioranza, però, è stato quello delle pensioni. Nel 2024 non solo non sarà stata eliminata la riforma Fornero, come più volte promesso dalla Lega soprattutto, ma la via per i pensionamenti flessibili diventerà anche più stretta e complicata: Quota 103 con penalizzazioni, Ape sociale con requisiti di età più stringenti, Opzione donna ugualmente riveduta e corretta in senso rigoroso, le rivalutazioni meno vantaggiose per i redditi medio-alti. Ebbene, tutto questo è da ascrivere a un’impostazione orientata a ridurre l’impatto della spesa previdenziale sul Pil, non certamente in linea, però, con le promesse e le premesse iniziali.

Un risultato ispirato a prudenza e disciplina di bilancio, resa possibile anche per effetto della regola o della tagliola che ha di fatto bloccato gli emendamenti dei parlamentari di maggioranza. Tanto che Giorgetti può rivendicare: "È una legge di bilancio come l’ha voluta e concepita il governo".

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