Venerdì 21 Giugno 2024
ELENA COMELLI
Economia

La Bce aumenta i tassi al 3,75% E prepara nuovi rialzi in estate

Costo del denaro +0,25%. Interrotti da luglio i reinvestimenti nei titoli pubblici dei Paesi dell’area euro .

di Elena Comelli

La Bce ha deciso di alzare i tassi d’interesse di un quarto di punto, portando il tasso sui rifinanziamenti principali al 3,75%, quello sui depositi al 3,25%, e quello sui prestiti marginali al 4%. Rallenta quindi la stretta – il precedente rialzo era stato di mezzo punto – ma al tempo stesso la Banca centrale ha annunciato che da luglio "si aspetta" che siano interrotti i reinvestimenti dei titoli in scadenza acquistati nel corso del quantitative easing (il programma App). Fino a giugno saranno pari a 15 miliardi al mese. Viene annunciato quindi un quantitative tightening totale, stimato in 25 miliardi al mese, un ritmo che porterebbe quel portafoglio a quota zero in 12-15 anni. Questo provvedimento ha uno scopo ben preciso: togliere denaro al mercato e fare in modo che la domanda di finanziamenti si attenui.

Riducendo la moneta in circolo, le banche hanno meno risorse per foraggiare gli acquisti attraverso i finanziamenti, quindi la domanda si attenua e l’inflazione tende a scendere. Altri rialzi dei tassi potrebbero inoltre essere necessari nel corso dell’estate. "Non faremo una pausa, è molto chiaro – ha spiegato la presidente Christine Lagarde – Andremo avanti, abbiamo ancora della strada da percorrere". L’effetto dei rialzi dei tassi finora decisi, infatti, non è sufficiente: "Si stanno trasmettendo con forza alle condizioni monetarie e di finanziamento dell’area euro", ma "i ritardi e la forza della trasmissione all’economia reale restano incerte", spiega il comunicato pubblicato al termine della riunione.

E sono solo gli effetti sull’economia reale, ha ricordato Lagarde, che possono davvero portare in basso l’inflazione. Bisogna quindi fare di più. "Le prospettive di inflazione – ha spiegato la presidente della Bce – sono troppo elevate e per un tempo troppo lungo". Una valutazione che è stata condivisa, ha spiegato, dall’intero consiglio. Tutti i componenti del direttivo sono stati d’accordo sulla necessità di alzare i tassi, anche se alcuni governatori hanno spinto per un rialzo di 50 punti base, e non di 25. Anche in futuro ogni decisione continuerà a essere presa con un approccio "meeting dopo meeting", sulla base dei dati in arrivo.

La Bce non può, in ogni caso, far tutto da sola. Lagarde ha quindi richiamato i governi, che, "in modo concertato", devono abrogare le misure di sostegno decise per contrastare la crisi energetica, per evitare che alimentino le pressioni sull’inflazione a medio termine: un simile scenario richiederebbe poi una "risposta più forte" della politica monetaria.

"Siamo consapevoli" dei problemi che sta avendo chi ha un mutuo, ha rilevato Lagarde, "le famiglie stanno soffrendo a causa dei rialzi e dei rimborsi" che diventano più onerosi, ma "purtroppo non è qualcosa che possiamo alleviare perché il nostro compito è la stabilità dei prezzi e per ridurre l’inflazione c’è lo strumento dei tassi che dobbiamo usare", ha detto Lagarde. Alcuni Paesi, ha spiegato, stanno prendendo misure particolari come moratorie e rinvii, ma "il meglio che possiamo fare è domare l’inflazione il più rapidamente possibile", affinché i tassi alti non siano più necessari. "Le banche dell’eurozona – ha concluso la presidente della Bce – si sono dimostrate resilienti alla stretta monetaria e alle tensioni che sono arrivate dai problemi di alcune banche negli Usa".

Non mancano le reazioni negative, come quella del segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni: "L’ennesimo aumento del costo del denaro da parte della Bce rappresenta un macigno pesantissimo non solo su tutti i prestiti bancari, ma anche sull’intera economia italiana. Avremo tassi d’interesse ancora più alti sui mutui alle famiglie e sui prestiti alle imprese. Con danni enormi".