Dario Scannapieco, 53 anni, diventerà amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti
Dario Scannapieco, 53 anni, diventerà amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti
di Alberto Pieri Dopo le Ferrovie, la Cassa Depositi e Prestiti: un altro "ribaltone" all’insegna della discontinuità. Fuori l’attuale ad, Fabrizio Palermo, e dentro Dario Scannapieco, presidente della Bei (Banca europea degli investimenti), alla guida del Fondo sociale europeo ma soprattutto vecchia conoscenza dell’attuale premier, tanto da essere inserito nel ristretto club dei "Draghi-Boys", all’epoca in cui l’attuale presidente del Consiglio gestiva in via Venti Settembre la complessa partita delle...

di Alberto Pieri

Dopo le Ferrovie, la Cassa Depositi e Prestiti: un altro "ribaltone" all’insegna della discontinuità. Fuori l’attuale ad, Fabrizio Palermo, e dentro Dario Scannapieco, presidente della Bei (Banca europea degli investimenti), alla guida del Fondo sociale europeo ma soprattutto vecchia conoscenza dell’attuale premier, tanto da essere inserito nel ristretto club dei "Draghi-Boys", all’epoca in cui l’attuale presidente del Consiglio gestiva in via Venti Settembre la complessa partita delle privatizzazioni. Il primo round delle nomine (in gioco ci sono oltre 500 poltrone) ha rispettato, in pieno, il cosiddetto "metodo Draghi": nessuna concertazione con i partiti (che, al massimo, si dovranno accontentare di qualche posto da consigliere) e largo spazio a profili tecnici, individuati dalle società dei "cacciatori di teste" e che dovranno garantire una gestione in linea con le direttive del governo.

Nelle scelte del premier e del ministero dell’Economia si è stati anche molto attenti a bilanciare la presenza delle donne nei board delle società pubbliche. Non a caso nel nuovo Cda, la maggioranza (5 su 4) è composta da donne: oltre a Scannapieco, gli altri cinque nomi indicati dal Mef sono Fabiana Massa Felsani, Anna Girello Garbi, Giorgio Toschi, Livia Amidani Aliberti e Fabrizia Lapecorella. A questi vanno poi aggiunti i tre scelti dalle Fondazioni: oltre al presidente, Gorno Tempini, nella lista vengono confermati Matteo Melley e Alessandra Ruzzu. Saltano, quindi, i due consiglieri vicini, rispettivamente, ai Cinquestelle e al Pd: Francesco Floro Flores e Carlo Cerami.

Nessuno spazio neanche per la Lega che avrebbe puntato su Samuele Pasi, direttore finanziario dell’Ilva. La scelta di Scannapieco è strategica per due motivi. Il primo è che la Cassa, che ieri ha staccato un dividendo di 2,2 miliardi di euro, è il crocevia finanziario dello Stato imprenditore, avendo in cassaforte i pacchetti azionari delle aziende più importanti. Ma, dall’altra, avrà un ruolo fondamentale nella gestione di oltre 44 miliardi di euro dei fondi previsti dal Pnrr. Una sfida che Scannapieco ha già ben chiara. Le parole chiave per il Recovery fund sono "discontinuità, ambizione, concretezza e rapidità", diceva a febbraio in audizione alle Camere.

Palermo lascia a Scannapieco una serie di dossier importanti. Dalla partita per Autostrade per l’Italia, arrivata ormai alle battute finali (lunedì l’assemblea di Atlantia voterà sull’offerta del consorzio guidato da Cassa insieme ai fondi Blackstone e Macquarie per l’88,06% di Aspi), a quella della rete unica con l’aumento della partecipazione in Open Fiber.