Il Mef valuta di cedere il 4% di Eni. Due miliardi per ridurre il debito

La vendita dopo che sarà completato il piano di buy back, in scadenza ad aprile. No comment del Gruppo

Il programma di privatizzazioni messo in campo dal governo potrebbe prendere le mosse da una quota fino al 4% di Eni, con la previsione di un incasso di circa 2 miliardi di euro destinati a ridurre il debito pubblico. In sostanza, il 10% circa di quei 20 miliardi di euro che sono stati ipotizzati come tesoretto da mettere in cascina da qui al 2026 dalla vendita di partecipazioni pubbliche. E così, dopo Fs e Poste, il faro si accende anche sul gruppo petrolifero. Il governo, dunque, secondo quanto riferisce Bloomberg citando fonti vicine al dossier, sta pianificando di vendere fino al 4% di Eni dopo che la compagnia petrolifera avrà completato il piano di buy back da 2,2 miliardi, in scadenza a aprile. Il management di Eni, in una delle ultime conference call, aveva annunciato di voler anticipare la chiusura dell’acquisto di azioni proprie rispetto alla scadenza di aprile 2024. No comment dal ministero di Via XX Settembre. Anche se il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al World Economic Forum di Davos, ha spiegato di aver parlato della vendita di alcune partecipazioni con fondi esteri. No comment anche dal fronte di Eni.

I rumors sulla possibile cessione di una quota di Eni da parte del Mef fanno fare un balzo in Borsa al titolo fino a chiudere in leggero calo: ieri il titolo ha aperto gli scambi a 14,68 euro per salire fino a un massimo di 14,7 euro e chiudere a 14,6 euro. Al completamento della seconda tranche di riacquisto di azioni proprie, il governo salirebbe di quota e potrebbe procedere alla cessione mantenendo comunque il controllo. Il ministero dell’Economia possiede una partecipazione del 4,667% in Eni, mentre Cassa Depositi e Prestiti ne detiene il 27,731%. Dunque, la cessione della partecipazione del Mef non farebbe venire meno il controllo dello Stato. Ma servirebbe a assicurare una prima fetta di quell’incasso da 20 miliardi di euro, l’1% del Pil, che è uno degli obiettivi pluriennali della Nadef.

Eni era stata al centro di rumors già a novembre. Secondo indiscrezioni di stampa alcune banche d’investimento avrebbero proposto al ministero dell’Economia di cedere una parte della partecipazione alla luce del fatto che il completamento del buyback e la cancellazione delle azioni acquistate avrebbero permesso allo Stato di ridurre la quota senza perdere il controllo della società.

Certo è che il tema delle privatizzazioni è in cima alle priorità del Mef. Il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ne ha parlato proprio ieri con gli investitori istituzionali al forum di Davos: "Le operazioni che abbiamo avviato, dal Monte dei Paschi a operazioni anche molto complesse come la Netco di Tim, hanno registrato ampia soddisfazione", così come "molto interessati" si sono detti anche del piano di privatizzazioni". Con il corollario: "Questi – ha spiegato – sono i primi step di un piano che noi confermiamo molto ambizioso, ma come ho ribadito più volte ai nostri interlocutori, dalla nostra abbiamo un governo stabile, una maggioranza forte che probabilmente è un unicum in Europa e questo tutti l’hanno appurato e valutato".

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