Il lavoro over 50, perdere il posto diventa un incubo. Il nodo formazione

I centri per l’impiego non riescono a ricollocare i disoccupati. Fabozzi (docente Luiss): servono orientamento e nuove competenze.

Un centro per l'Impiego (Foto Germogli)
Un centro per l'Impiego (Foto Germogli)

Roma, 11 dicembre 2023 – Troppo giovani per la pensione, troppo maturi per risalire in sella e reinventarsi in un altro posto di lavoro. O forse no? La nota difficoltà di ritrovare un’occupazione una volta superati i 50 anni è più dovuta a una carenza di competenze adeguate al nuovo mercato del lavoro (il cosiddetto ‘mismatch’, il disallineamento fra domanda e offerta di profili)? Oppure al presunto disinteresse, da parte dei responsabili risorse umane, ad assumere un candidato over 55? O ancora, al mancato funzionamento dei servizi pubblici per l’impiego, che dovrebbero ‘accompagnare’ le persone rimaste senza lavoro, ‘orientarle’ alla formazione e garantirne l’occupabilità (come si legge nel ‘programma Gol – Garanzia occupabilità lavoratori’, messo in atto dal governo con fondi Pnrr)?

La risposta - lo confermano sia gli esperti di mercato del lavoro, sia il più recente rapporto di monitoraggio dei servizi per l’impiego, pubblicato nei giorni scorsi da Anpal - Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro – è, in realtà, in una mescolanza di questi tre fattori. Tenendo conto poi che negli anni il numero assoluto degli occupati over 50 è cresciuto soprattutto perché si va in pensione più tardi, e che appunto il problema è ritrovare il lavoro dopo averlo perso.

Secondo Raffaele Fabozzi, ordinario di Diritto del lavoro all’università Luiss-Guido Carli di Roma, "la fascia d’età compresa fra 50 e 60 anni è, in effetti, quella più a rischio nell’attuale mercato del lavoro. Buona parte di questi lavoratori è entrata nel mondo del lavoro precedentemente all’introduzione delle tecnologie digitali, svolge per lo più mansioni ripetitive – in gran parte rimpiazzate dalle macchine e dalla robotica industriale - e non si è formata con continuità. Conseguentemente, i profili risultano poco appetibili per le aziende".

Le competenze digitali e legate all’intelligenza artificiale sono in cima alle preferenze dei recruiter. "In questo caso, però, è una questione di competenze, più che di età anagrafica – sottolinea il professore –. Le aziende, ora e nel prossimo futuro, cercheranno profili altamente specializzati, in grado di gestire e manipolare queste tecnologie. Resteranno indietro gli addetti a mansioni elementari e muniti di competenze non più al passo coi tempi".

La parola chiave per far fronte ai cambiamenti che stanno già interessando il mercato del lavoro è, dunque, una sola: formazione. "Il consiglio migliore è cominciare a formarsi subito, perché le tecnologie viaggiano ormai a una velocità supersonica – spiega Fabozzi -. È un fenomeno globale e irreversibile".

Ed è proprio la formazione – o meglio, la sua mancanza – una delle innumerevoli debolezze croniche dei centri per l’impiego, come sottolineato dalla stessa Anpal nel rapporto di monitoraggio 2022, rilasciato pochi giorni fa.

Mancata formazione degli operatori che dovrebbero orientare le persone in cerca di lavoro, innanzitutto: "Gli utenti che si rivolgono ai Cpi sono scarsamente occupabili – si legge nel rapporto - e richiedono interventi complessi, che necessitano di risorse umane più qualificate, numericamente insufficienti". Tre centri per l’impiego su quattro, segnala infine il report Anpal, lamentano un forte sottodimensionamento del personale rispetto ai servizi da erogare e ai volumi di attività. La conclusione è che, indipendentemente dall’età anagrafica, solo il 29,7% dei disoccupati è riuscito finora a ritrovare un’occupazione grazie al programma Gol. Più che un gol, insomma, un autogol.

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