Il fondo salva-Stati. La Camera boccia il Mes. Forza Italia si astiene, crepe nella maggioranza

Divisa anche l’opposizione, il Movimento 5 Stelle vota contro. La delusione dei partner europei: "Si allontana l’unione bancaria". .

Il fondo salva-Stati. La Camera boccia il Mes. Forza Italia si astiene, crepe nella maggioranza
Il fondo salva-Stati. La Camera boccia il Mes. Forza Italia si astiene, crepe nella maggioranza

La decisione di affondare il Mes è stata presa mercoledì pomeriggio da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. In realtà, su come avrebbero votato non c’erano già dubbi: il leghista era stato drastico. "Così, non possiamo far passare la riforma". E per la premier, ostile di suo alla ratifica, non c’erano più margini di manovra. Si poteva tuttavia rinviare, come chiedeva Antonio Tajani per Forza Italia. Ma se il Capitano ha premuto per passare il Rubicone subito, è anche vero che Giorgia non si è fatta pregare. Forse, come sostiene la segretaria del Pd, per ritorsione per l’accordo sul patto di Stabilità imposto all’Italia obtorto collo da Francia E Germania. Oppure, per nascondere con una decisione molto bellicosa la resa del giorno precedente.

Arrivati al voto a Montecitorio i giochi erano fatti. Sia la maggioranza sia l’opposizione si sono divise. Lega, FdI e M5s hanno affossato la ratifica con 184 no. Pd e centristi hanno votato a favore (72) mentre Forza Italia, Noi moderati di Lupi e Avs hanno fatto registrare 44 astensioni. Capitolo chiuso almeno per sei mesi, poi si vedrà ma le chance di ripensamento sono scarse. Per i 26 paesi su 27 che avevano già approvato la riforma non c’è niente da fare: lo ammette sconsolato il direttore esecutivo del Fondo salva-Stati Pierre Gramegna: "Senza la ratifica di tutti gli Stati membri, il Mes non sarà in grado di fornire il sostegno comune al Fondo di risoluzione unico dell’unione bancaria". Nel centrodestra la divisione non lascia cicatrici; paradossalmente allo scontro plateale per un banale incidente d’aula sono arrivati le due forze che si erano espresse allo stesso modo: leghisti e pentastellati. In ogni caso, assicura Antonio Tajani nella coalizione non succederà niente: "L’esecutivo è stabilissimo: sono trent’anni che stiamo insieme, non rompiamo certo su un tema che non fa parte del suo programma. Lega e FdI sapevamo che ci saremmo astenuti. Abbiamo sempre detto che la riforma va modificata, perché manca un sistema di controllo". Per l’opposizione spaccata in tre tronconi il guaio è più serio: "Ci sono differenze ma, come succede a destra, non vedo perché dovrebbero impedirci di fare alleanze sui territori" avverte Schlein. Sarà, ma quando le divergenze riguardano capitoli non secondari come l’Unione europea, la Nato e le guerre in Ucraina e a Gaza qualche problema la segretaria del Pd forse dovrebbe vederlo.

Da Palazzo Chigi fanno sapere che "il governo si era rimesso al Parlamento e prende atto del suo voto. In ogni caso, il Mes è in piena funzione nella sua configurazione originaria, di sostegno agli Stati in difficoltà finanziaria". Anzi, quasi rivendicano di aver dato una mano all’Europa: "Può essere l’occasione per avviare una riflessioni in Europa sulle modifiche". A Bruxelles la botta non è presa bene: una cappa di gelo accoglie il voto italiano. "Rispetto pienamente le deliberazioni parlamentari, mi rammarico dell’esito", dichiara il presidente dell’ Eurogruppo, Pascal Donohoe. Un colpo inatteso anche perché Giancarlo Giorgetti aveva aperto qualche spiraglio. Chiuso nei suoi uffici durante l’infuocata seduta della Camera in cui molti dall’opposizione l’hanno invitato a dimettersi, il ministro dell’Economia ha detto più volte in queste ore "che era arrivato il momento di prendere una decisione". Le novità del Meccanismo non lo hanno mai entusiasmato, assicurano i suoi, ma ora "teme conseguenze per l’Italia". Impossibile immaginare che i rapporti tra Roma e i partner non subiscano un peggioramento.

Sui mercati la scossa non provoca ondate di ritorno, nessun sistema bancario europeo corre seri rischi, ma il problema è politico. È per questo che il Colle ha accolto il voto con costernazione, anche se, naturalmente, il capo dello Stato non dirà niente trattandosi di una scelta del Parlamento. C’è un altro punto critico: il veto italiano sposta l’asse dell’Unione in direzione di una competizione tra Stati. Eloquente in tal senso il commento di Salvini: "Ora pensionati e lavoratori italiani non correranno più il rischio di dover pagare per le banche straniere". E pure il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari a Vespa che a Cinque minuti gli chiedeva: ’Visto che le banche non ci hanno aiutato, noi non aiutiamo gli altri?’, risponde: "Esattamente così". Insomma, a fare un passo avanti è l’Europa degli egoismi, dei sovranismi e della competizione tra Nazioni.

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