Il caso trasporti locali. Cercansi autisti di bus, ci sono pochi italiani: arrivano i filippini

A Modena, Reggio Emilia e Piacenza l’azienda Tpl costretta a reclutare in Asia. Offre corsi di formazione gratuiti e chiede di non lasciare l’impiego per tre anni.

Il caso trasporti locali. Cercansi autisti di bus, ci sono pochi italiani: arrivano i filippini
Il caso trasporti locali. Cercansi autisti di bus, ci sono pochi italiani: arrivano i filippini

Nessuno vuole più guidare gli autobus del trasporto pubblico locale. E così Seta, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale su Modena, Reggio Emilia e Piacenza, sta andando a cercare gli autisti nelle Filippine. L’obiettivo dell’accordo sinergico stretto nelle scorse settimane col consolato del Paese asiatico è quello di reclutare personale, convincendo sia i filippini già presenti sul territorio italiano sia gli interessati a trasferirsi da Manila a formarsi gratuitamente nell’Academy aperta un’anno fa. Si tratta di una scuola per conseguire la patente per gli autobus (con la clausola, una volta assunti, di non poter lasciare il lavoro per almeno tre anni) che diverse aziende di tpl in Italia stanno portando avanti per fermare l’emorragia di risorse umane. Una partnership quella avviata dal presidente di Seta, Alberto Cirelli che aveva sollevato ironie sui social e polemiche. Il Veneto, su indicazione del governatore Zaia che si è mosso in prima persona, sta cercando in Argentina.

Nella stessa Modena si è siglato un accordo con la prefettura che ha già portato due richiedenti asilo afghani a lavorare in officina. A Belluno invece si stanno siglando convenzioni coi militari dell’esercito. Secondo il ‘Driver Shortage Report’ stilato dall’Iru, l’unione internazionale trasporti stradali, in Europa c’è una sofferenza di 105mila autisti. Una crisi che, se non verrà arrestata, restituisce una proiezione a fine 2028 di un buco di 275mila professionisti del volante. Turni massacranti, sicurezza sempre più a rischio – tra il pericolo di incidenti, aggressioni e baby gang a bordo – stipendi bassi, mancato ricambio dei pensionamenti sono le cause della carenza di autisti. Migliaia di corse tagliate in tutte le città, le drastiche conseguenze. In Italia, a fine 2023, sono diecimila le posizioni scoperte (+11% rispetto al 2022); 500 solo in Emilia-Romagna, tra cui 150 a Bologna, una quarantina tra Reggio Emilia e Modena.

Una voragine che si avverte soprattutto nel Nord Italia, con una inversione di tendenza rispetto al boom migratorio degli anni ‘80-’90 quando dal Mezzogiorno ci si trasferiva in massa: tra i lavori più ricercati e ritenuti sicuri, c’era proprio quello dell’autista. Ora la maggior parte di chi conduce i bus del tpl nel settentrione, vuole tornare a casa al Sud, dove il costo della vita è inferiore e più affrontabile con uno salario medio di 1.400 euro netti al mese. A Napoli, per esempio, sono arrivate 1.300 domande per 25 posti messi a concorso dall’Anm.

"Siamo reperibili come cardiochirurghi, ma con uno stipendio da badanti", aveva detto in un’intervista un ex autista di Belluno, città dove la Dolomitibus è stata costretta a tagliare fino a mille corse in un mese. C’è un altro problema: le abitazioni. Se un tempo le aziende del tpl godevano di alloggi convenzionati dove piazzare gli autisti ‘forestieri’, oggi le case non si trovano o costano care. Ecco perché ad esempio l’Atm di Milano ha inserito nella selezione di 300 autisti, voucher da tremila euro come contributi per l’affitto. E pensare invece che a Bolzano, in 110 si sono dimessi per andare in Austria dove guadagnano più dei 2.100 euro (sic) attuali...

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro