Giovedì 20 Giugno 2024
GIOVANNI ROSSI
Economia

Guerra al telemarketing selvaggio Il Garante confisca le banche dati

Migliaia di contatti senza consenso. Quattro aziende nei guai, scattano multe per 1,8 milioni di euro

Guerra al telemarketing selvaggio  Il Garante confisca le banche dati

Guerra al telemarketing selvaggio Il Garante confisca le banche dati

di Giovanni Rossi

Il Garante della privacy fa la voce grossa. Confisca per la prima volta le banche dati di due call center di Verona (Mas srls e Mas srl) e dopo severe indagini eleva ben quattro maximulte tra Veneto e Toscana: 200mila euro a Mas srls, 500mila euro a a Mas srl, 300mila euro a Sesta Impresa srl, 800mila euro ad Arnia società cooperativa srl: tutte protagoniste di un pateracchio scoperto dalle Fiamme gialle del Nucleo tutela privacy in collaborazione con i colleghi di Verona.

Il meccanismo svelato dalle indagini è tanto invasivo quanto banale. Le veronesi Mas srl e Mas srls, pur senza specifico consenso per il trattamento dati personali, attraverso liste strategicamente compilate propongono ai consumatori offerte per cambiare compagnia energetica. Non solo. A qualche utente, poco tempo dopo, capita anche di ricevere una telefonata di segno opposto nella quale lo stesso call center (sempre a caccia di commissioni) suggerisce il ritorno al precedente operatore. Insomma, conta solo il risultato, il giro di adesioni che si alimenta. Poi c’è la fase due. Una volta perfezionati i contratti, Mas srl e Mas srls li trasferiscono alle toscane Sesta Impresa srl e Arnia srl per l’indebito inserimento nel database delle compagnie energetiche (ufficialmente ignare). Secondo il Garante, tutto avviene in base a un sistema con gravissime carenze di sicurezza. E i consumatori protestano.

A quasi nove mesi dall’ammissione dei telefoni cellulari al Registro delle opposizioni ad offerte commerciali sgradite, "il problema del telemarketing selvaggio è irrisolto", denuncia Gianluca Di Ascenzo. Il presidente Codacons individua la principale falla di sistema proprio nel comportamento scorretto di call center stranieri e italiani. La soluzione? "Le vittime di telefonate moleste – grida Di Ascenzo – vanno automaticamente risarcite", mentre gli operatori fuorilegge – secondo Massimiliano Dona, leader dell’Unione consumatori – meritano "la sospensione dell’attività e, in caso di recidiva, la revoca". "Bisogna anche rendere più responsabili le aziende committenti che piangono lacrime di coccodrillo ma poi utilizzano questo sottobosco per incrementare i profitti", osserva Furio Truzzi. Il numero uno di Assoutenti sponsorizza un salto regolatorio: "Un sistema Opt-in, come in Olanda, per cui solo i cittadini che si iscrivono all’apposito Registro e forniscono consenso al telemarketing possono ricevere telefonate commerciali", mentre tutti gli altri sono lasciati in pace.